venerdì 2 ottobre 2026

Le priorità

Quindi El-Koudri era stato attenzionato? Boh, ma una cosa è certa: la pratica poteva aspettare, ma le dichiarazioni sulla strage, invece, quelle sì che erano urgenti. La sicurezza nazionale può attendere, la conferenza stampa no!

martedì 29 settembre 2026

Il prezzo del guinzaglio

Proposta di Mozione per il Comune di Modena: rilevare la Pompa Bianca e vendere il carburante a prezzo di costo. Perché se non sai più quanto vale un’ora di lavoro, un litro di gasolio o un bicchiere di Lambrusco, non puoi capire se ti stanno fregando. E allora ogni sconto ti sembra un regalo, finché scopri che non era uno sconto: era il prezzo del guinzaglio. Non è solo comunismo, ma in realtà è restituire ai cittadini un metro per misurare il prezzo del lavoro, della benzina e, magari, anche della propria libertà! O no?

sabato 26 settembre 2026

Buon compleanno, caro Comandante!

Certe mani non smettono mai di sorreggerci! Buon compleanno, caro Comandante!

venerdì 25 settembre 2026

A Modena la tossicodipendenza è una malattia: e i residenti?

Ah, finalmente una certezza: la tossicodipendenza è una malattia! Bene. Epperò, peccato che nel frattempo qualcuno abbia scoperto che anche i residenti sono esseri umani! Infatti, quando sotto casa compaiono spaccio, consumo, minacce, degrado e paura, non sempre si sentono rassicurati dall'informazione che tutto questo rientra nei Livelli Essenziali di Assistenza. Ok, la direttrice dell'AUSL, naturalmente, parla da medico ergo, la dipendenza è una patologia e il Servizio sanitario deve curarla: ciò è sacrosanto! Ma i cittadini, invece, parlano da cittadini: va bene curarli, ma noi nel frattempo come ci viviamo? E qui arriva il capolavoro: invece di discutere di come conciliare le due cose, parte la guerra semantica: "Come vi permettete di accostare la tossicodipendenza alle malattie oncologiche?" Calma, nessuno ha mai sostenuto che un tumore e una dipendenza siano la stessa cosa: si stava parlando del diritto alla cura, che — ovviamente — è un'altra cosa! Ma anche il cittadino che protesta non sta necessariamente chiedendo di togliere le cure a qualcuno, insomma sta chiedendo che il diritto alla salute di una persona non si trasformi nel diritto di un'altra persona a vivere in un quartiere degradato! E qui, forse, sarebbe utile guardare un po' più in là del nostro ombelico modenese: ho fatto qualche ricerca e, per esempio, a Zurigo, dopo aver sperimentato sulla propria pelle cosa significa lasciare esplodere il problema nello spazio pubblico, hanno costruito una politica che mette insieme prevenzione, terapia, riduzione del danno e controllo del territorio: il metodo dei 'quattro pilastri'. Eh, una roba... 'terribilmente complicata'. oh talmente complicata che, in Italia e più particolarmente a Modena, non si presta molto a uno slogan, sic! E allora niente, molto meglio litigare su una frase: da una parte "La tossicodipendenza è una malattia!", invece dall'altra parte "Ma un malato oncologico minaccia forse i residenti?" Nel frattempo mi immagino che il problema, quello vero, se ne stia comodamente seduto in mezzo ai due schieramenti e si faccia una canna, perché vedete, forse la domanda non è se dobbiamo scegliere tra il tossicodipendente e il residente, semmai la domanda è molto più banale: "siamo capaci di prenderci cura del primo senza dimenticarci del secondo?" Ecco, pare sia questa la parte difficile: infatti è molto più semplice organizzare un convegno, giusto vicesindaca Maletti? Amen.

giovedì 24 settembre 2026

La doppia morale

Da quel di Modena, cronaca di un curioso esperimento: al convegno “La violenza non ha genere” si discuteva della violenza, mentre fuori dalla sala, alcune contestatrici pensavano bene di offrirne una... dimostrazione pratica! La consigliera di Fratelli d’Italia, Elisa Rossini racconta di essere stata circondata e inseguita, fino all’intervento della polizia! Per carità, contestare è democratico, magari anche essere furiosi: epperò meno democratico è pensare che l’intimidazione diventi improvvisamente accettabile quando la vittima appartiene alla parte sbagliata! Ed eccoci alla nostra modesta domanda: se la violenza è violenza, non dovrebbe bastare questo? Pare di no, infatti nella vignetta Barbari dice al sindaco Mezzetti: "Capo! Stavolta ci tocca essere solidali con la destra!" E Mezzetti, con le dita nelle orecchie: "Aspetta… famme capì da che parte sta la violenza!" E', una battuta, ma anche, permettetemi un piccolo test: un principio vale qualcosa soltanto quando lo applichi a chi non la pensa come te, altrimenti non è un principio, è un abbonamento. E così, scusate il convegno aveva ragione: la violenza non ha genere, epperò, a quanto pare, ha ancora una tessera di partito! O no?

domenica 20 settembre 2026

Il dubbio, purché innocuo

Ah, la sfilata della masturbazione intellettuale al Festivalfilosofia! Quest’anno, come da tradizione, l’apertura tocca al sindaco, che dall’alto del suo scranno dispensa perle di saggezza: "Coltivare il dubbio e interrogare le parole ci serve a trovare nuove forme di ordine, nuove possibilità di convivenza". Apperò, che coraggio! Viene quasi voglia di applaudirlo, se non fosse che la memoria, a volte, impedisce persino di vomitare! Perché mentre oggi il politico di turno si mette il cappello del filosofo progressista e celebra il dubbio dal palco del Festival, dal pubblico potrebbe alzarsi una domanda capace di gelare l’ipocrisia: "Scusi, Mezzetti, ma il mio dubbio del 2021? Fa ancora parte del caos oppure posso finalmente uscire dall’angolo?" Boom! Sipario...perché nel 2021, quando porre domande, sollevare dubbi e rivendicare diritti fondamentali significava mettere in discussione l’ortodossia del momento, il dubbio non sembrava affatto una virtù da coltivare, no affatto, anzi: chi dubitava veniva spesso guardato con sospetto, isolato, marginalizzato, deriso, trasformato nel problema anziché essere ascoltato come parte del problema. Allora il dubbio era lesa maestà, oggi è filosofia! A paranoie sbollite, improvvisamente il dubbio diventa elegante: buono per i festival, per i filosofi, per i salotti culturali e per qualche citazione, ma il dubbio vero è un’altra cosa, eh già! Il dubbio vero è quello che rompe le scatole al Potere, è quello che non si accontenta della risposta ufficiale, è quello che fa domande quando tutti hanno già deciso quale debba essere la risposta! Perché il Potere ama il dubbio soltanto quando è innocuo: astratto, educato e confinato nei libri, ma quando invece il dubbio scende in strada, pretende risposte e mette in discussione le certezze dominanti, improvvisamente diventa... caos! E allora, caro Sindaco, una domanda filosofica me la permetta: il visto per uscire dall’angolo in cui avete confinato chi dubitava lo distribuite scientifiche-politiche aggratis alla fine del talk, oppure dobbiamo ancora chiedere il permesso all’ortodossia di partito? Io, comunque, non ho cambiato idea, eretico ero allora, eretico rimango oggi, epperò con una piccola differenza: oggi, per fortuna, almeno non mi denunciate più. Per ora. Il mio più cordiale ma va’ a c…!

sabato 19 settembre 2026

Il caos, quando fa male

Al Festivalfilosofia di Modena, quest'anno, si parla di Caos: non soltanto disordine, ma vuoto, trasformazione, principio generatore, insomma roba alta! Poi uno esce dal festival, prende la macchina e torna brutalmente alla filosofia, ma quella applicata: il Governo annuncia per il 2027 l'esenzione dal bollo per le auto di piccola cilindrata e per le moto, e il ministro Giorgetti racconta che alla misura ci si è arrivati "in modo sofferto", dopo aver valutato molte possibilità! Nel frattempo, sul fronte carburanti, il taglio delle accise viene ridimensionato e il prezzo alla pompa torna a mordere. Il risultato è una curiosa forma di trasformazione: quello che apparentemente viene tolto da una parte può riapparire dall'altra. E allora il povero automobilista, davanti alla pompa, prova a dare una spiegazione filosofica alla faccenda: il Caos non sarà distruzione, sarà pure un principio generatore, ma quando a generarsi è il conto da pagare, qualche dubbio viene. Festivalfilosofia, insomma: quest'anno il tema è il Caos: il dolore, invece, è molto più concreto. O no?

venerdì 18 settembre 2026

Il ricatto della madre cristiana

La Madre Cristiana ha finalmente trovato il modo di pescare: non più in ginocchio a pregare per l’Italia, ora ci sta direttamente a cavalcioni. Ergo, sul groppone dell’Italia turrita, quella con la corona di mattoni e la schiena spezzata dai ticket sanitari e da tutto il resto. In mano non ha più il rosario, ma una canna da pesca… da campagna elettorale. E all’amo non c’è un verme, ma qualcosa di molto più luccicante per un italiano medio in bolletta: un cartellino con scritto “BOLLO SOSPESO – 80 kW – SOLO 2027”. È geniale! Insomma, è così trasparente da essere quasi onesto. L’Italia turrita, sotto di lei, sta facendo l’unica cosa che le è ancora concessa: infilare una scheda in un’urna di legno chiamata POLITICHE 2027 e, mentre lo fa, le viene un rigurgito di buonsenso, si gira e domanda: "A me questo mi pare un ricatto!" E la Madre Cristiana, con quel sorriso romano che ha fatto la fortuna dei meme: "Aho', e che te lo fa pensà?" Ecco tutto il PNRR, tutta la visione industriale, tutto il piano per il futuro: in due battute. Infatti potevamo investire quei soldi nella sanità, dove la gente muore in lista d’attesa; nella ricerca, dove i nostri ragazzi scappano; nelle rinnovabili, mentre continuiamo a parlare di indipendenza energetica con una mano e a pagare bollette salate con l’altra...no, meglio 120 euro di bollo sospeso: meglio l’esca. Perché l’esca non cura, non costruisce, non forma, epperò si vede, si tocca, entra nel portafoglio prima delle elezioni e, soprattutto, si ricorda fino al giorno in cui si va a votare! È la teologia del "Dio, Patria e Famiglia" applicata al libretto di circolazione: Dio ti perdona, la Patria ti tassa, la Famiglia paga il bollo e magari per un anno, lo Stato fa pure il bravo. L’esca scade nel 2027, il pesce, come sempre, resta incastrato nel 2028 E quanto alle promesse non mantenute della Madre Cristiana, be’, c’è poco da sperare: in ogni caso, l’inculata l’abbiamo già presa. A prescindere.

giovedì 17 settembre 2026

Il Campo dei Miracoli

Ogni tanto mi tocca rispolverare la favola di Pinocchio, quindi signori miei: bentornati al Campo dei Miracoli! Ormai lo sapete tutti, no? La notizia è questa: il bollo auto, fino a 80 kW, è abolito… anzi no! È esentato… anzi, no, scusate: è sepolto...anche se solo per dodici mesi! E guarda caso, proprio quelli che ci accompagnano fino alle elezioni politiche del 2027! Un po’ come quel matto di The Donald, solo che lui ha promesso addirittura 5.000 dollari per ogni voto, perché si sa: il voto ha il suo prezzo e, pertanto si vede che qui da noi bastano le briciole, sic! In ogni caso, chiamiamolo col suo nome tecnico: "circonvenzione di incapace a motore", qui da noi: invece Oltreoceano semplicemente 'd’incapace e basta'. Il trucco è di una semplicità collodiana che farebbe commuovere persino il Gatto e la Volpe, cioè Giorgetti ti dice: "Fidati! Per un anno intero non paghi nulla! Fino a 80 kW! Devi solo seppellirlo lì e lasciarlo maturare…" E tu, Pinocchio-Italia dalla corona turrita di legno, ci credi, vedi il buchino, vedi il risparmio di 150 euro e così ti dimentichi di guardare cosa ti sta succedendo alle spalle. perché, nel frattempo, la Madre Cristiana ti ha già infilato nella tasca posteriore una pompa di benzina d’oro. Così tu guardi il buco, non guardi il display dove c'è scritto "Elezioni 2027 – 5 euro al litro." Perché il miracolo, come lo paghiamo? Semplice: togliendo lo sconto di 10 centesimi sulle accise del gasolio dal 5 ottobre, insomma: ti regalo 150 euro di bollo che non paghi per un anno e, intanto, ti aumento il costo del gasolio; l’albero degli zecchini è stato annaffiato direttamente col tuo serbatoio! E se osi dire che la faccenda ti puzza, be' la risposta è già pronta, in perfetto romanesco istituzionale: "Aho’, è odore de libertà fiscale: la nostra!" La loro, sì, perché la nostra unica libertà che cresce davvero in questo Campo dei Miracoli, è quella di prenderti per i fondelli ogni volta che c’è un’urna all’orizzonte, già! Nel 2027 non paghi il bollo, ma nel 2028 ripaghi il bollo, il gasolio aumentato e pure la buca dove l’avevi seppellito: caro elettore di cdx, ma vuoi mettere la soddisfazione?

martedì 15 settembre 2026

A ognuno il suo assessorato

A Modena la cultura è di prossimità: infatti, a volte basta una battuta per capire quanto può essere lunga la distanza tra una città e chi dovrebbe rappresentarla. Qualche giorno fa, davanti a Massimo Bottura, lo chef stellato che porta il nome di Modena in giro per il mondo, l’assessore al Commercio Paolo Zanca ha pensato bene di rompere il ghiaccio con una battuta sulla “pizza destrutturata”. Bottura non l’ha presa benissimo e, francamente, è difficile dargli torto, non tanto per la battuta di merda in sé, che potrebbe anche essere archiviata come una semplice uscita infelice, quanto per ciò che quella battuta racconta: la facilità con cui, anche davanti a una persona che ha fatto della cultura gastronomica modenese un linguaggio internazionale, si può ridurre tutto alla caricatura della “pizza destrutturata”. Poi è arrivato il secondo tempo della commedia, cioè lo stesso Bottura ha elogiato l’assessore alla Cultura Andrea Bortolamasi, sottolineando il valore del rapporto fra cibo, cultura, territorio e identità. E così ho dovuto rifare la vignetta: Bottura e Bortolamasi camminano tranquillamente a braccetto, mentre Zanca scivola proprio su quella famigerata pizza: una semplice gag? Certo, ma forse anche una metafora! Perché il commercio di prossimità si tutela anche conoscendo e valorizzando ciò che rende un territorio riconoscibile nel mondo e la cultura non è un ornamento da conferenza stampa: è una delle cose che fanno vivere una città, insieme alle sue botteghe, ai suoi ristoranti, ai suoi artigiani, ai suoi prodotti e alle persone che ogni giorno la raccontano. Bottura, nel frattempo, ha raccontato di avere a Casa Maria Luigia venti giornalisti arrivati dagli Stati Uniti e dal Canada per conoscere e degustare aceto balsamico e Parmigiano: vent’anni fa, forse, avremmo chiamato tutto questo semplicemente “promozione del territorio”, oggi potremmo chiamarlo 'cultura'; purché qualcuno non scivoli sulla pizza!

lunedì 14 settembre 2026

Kimi vince, la Formula 1 perde.

Gioia immensa per Kimi Antonelli e, contemporaneamente, dal vecchio vignettista… una certa rabbia! Perché Kimi ha vent'anni, è un fenomeno che sta mettendo in riga gente come Verstappen, Hamilton, Leclerc e Russell guidando praticamente la stessa macchina, e ormai il Mondiale è lì, a portata di mano; è italiano, è bolognese, è un ragazzo che sembra ancora stupito di quello che gli sta succedendo. Insomma, diciamolo: tifare Kimi è facile, il problema è tutto quello che gli abbiamo messo sotto il culo. Perché vedete, quella che sta vincendo Kimi è pur sempre la Formula 1, ok, ma è una Formula 1 che con quella di Fangio, di Gilles Villeneuve, di Senna ha ormai soltanto il nome: infatti una volta il pilota doveva avere il pelo sullo stomaco, cioè frenare cinque metri dopo l'avversario, entrare in curva con la macchina che sembrava volerti ammazzare, controllare un sovrasterzo a trecento all'ora e poi spalancare il gas prima dell'altro. Oggi devi sapere soprattutto quando... non accelerare! Devi gestire batteria, deployment, recupero, lift-and-coast, superclipping, modalità di sorpasso, mappe e chissà quanti altri cazzi elettronici che, probabilmente, fra qualche anno richiederanno una laurea in ingegneria energetica: persino in qualifica può capitare di dover rinunciare ad andare al massimo per recuperare energia! Pazzesco!! E allora viene da chiedersi: stiamo ancora guardando una corsa automobilistica o una gigantesca equazione con quattro ruote? Max Verstappen lo aveva capito prima degli altri, ergo già prima dell'arrivo delle nuove monoposto aveva messo in guardia dal rischio di troppo lift-and-coast, troppa gestione dell'energia e troppo poco andare semplicemente al limite: oggi definisce questa F1 “anti-racing” e la paragona, non proprio affettuosamente, a una Formula E dopata! Come non dargli torto? Perché un tempo guardavi un pilota come Gilles Villeneuve e pensavi: "Questo ha più manico", invece oggi guardi il volante e pensi: "Questo ha impostato meglio la mappa 17?", ed è questa la parte che mi fa rabbia. Perché Kimi il manico ce l'ha, eccome se ce l'ha! E proprio per questo avrei voluto vederlo combattere in una Formula 1 nella quale potessimo ancora capire, a occhio nudo, chi ha avuto il coraggio di frenare più tardi, cioè una Formula 1 nella quale il campione diventava campione perché aveva più pelo sullo stomaco degli altri e non perché aveva salvato 0,3 megajoule nell'ultimo settore! Kimi, insomma, merita tutto, è la Formula 1 che, forse, meriterebbe qualcosa di meglio. E mentre lo guardiamo avviarsi verso un titolo che potrebbe riportare un italiano sul tetto del mondo dopo Alberto Ascari, viene quasi da sorridere pensando all'assurdità della situazione: il ragazzino che dovrebbe rappresentare il ritorno del talento italiano nelle corse rischia di diventare campione del mondo di una disciplina nella quale, prima di chiederti di andare più forte, ti chiedono di non consumare troppa energia, sic! Forse è questa la vera beffa, insomma Kimi vince, noi siamo felicissimi, ma la Formula 1, quella che amavamo, forse ha già perso da un pezzo!

sabato 12 settembre 2026

A Modena si può dire tutto: basta non dirlo.

A Modena sono diventati talmente bravi a combattere gli stereotipi che ormai ne hanno costruiti di nuovi: infatti quello vecchio diceva che l’uomo è aggressivo e la donna è vittima. Ma ecco che quello nuovo è molto più raffinato: l’uomo può essere studiato, la donna va protetta anche dagli studi che non ci piacciono! Così nasce un convegno sull’aggressività femminile e, invece di aspettare che parlino psicologi, giuristi e studiosi, arriva subito il 'plotone d’esecuzione' del politicamente corretto: 'Non importa cosa diranno, importa che non avrebbero dovuto dirlo!' È una tecnica 'democratica' straordinaria: non devi più confutare un’idea, ma ti basta marchiare chi la esprime; quindi vai col "fuorviante", "pericoloso", "offensivo", "strumentalizzato" e oplà! Il problema è risolto! Del resto, se un argomento rischia di incrinare una narrazione politicamente comoda, perché mai sottoporlo al dibattito? Molto più semplice stabilire prima che non meriti nemmeno di essere ascoltato: il risultato è esilarante! Si organizzano convegni sulla libertà, sul dialogo, sulla cultura del confronto e sulla necessità di abbattere i pregiudizi, poi arriva qualcuno con un’idea scomoda e scopriamo che il confronto era previsto, ma solo ed esclusivamente con le 'idee autorizzate'! E allora, signori miei, lasciateci almeno una certezza: la violenza non ha genere, la libertà di parola, invece, pare di sì! O no?

venerdì 11 settembre 2026

La poltrona resta vuota

Tomaso Tommasi di Vignano ha guidato Hera dal 2002 al 2023: ventun anni, per chi come noi ha seguito l'inceneritore di Modena, è stato il volto, la voce, l'argine di ogni polemica. Non abbiamo mai condiviso la scelta di quell'impianto, e lo abbiamo disegnato in tutte le salse: era il nostro lavoro, ma era un confronto su un modello industriale, mai una questione personale. Oggi quella poltrona è vuota, l'uomo non c'è più, epperò l'inceneritore sì: è lì, fuma ancora! E il fumo, a guardarlo bene, continua a ricordarci le domande che per vent'anni abbiamo fatto e che restano aperte: che aria respiriamo? Che modello vogliamo? E chi paga il conto? Non è il giorno della battuta facile, è il giorno in cui una storia lunga si chiude, ma il tema no! Alla famiglia, le condoglianze.

lunedì 7 settembre 2026

Meglio tardi che Kimi

Lo ammetto, sono stato un cagnaccio: per anni ho disegnato la Ferrari, quando vinceva, quando perdeva, quando faceva una figura di merda e quando riusciva miracolosamente a non farla, insomma; Ferrari sempre, Cavallino ovunque, perchè la Ferrari è una fede. Punto. E nel frattempo, a un pugno di chilometri da Modena, c'era un ragazzino bolognese che correva e vinceva, ovverosia Kimi Antonelli: ma io niente, perché? Perché correva per la Mercedes. Che, per un vecchio vignettista modenese cresciuto a pane, motori e Cavallini rampanti, evidentemente era una colpa imperdonabile, ma poi oggi Kimi è partito diciannovesimo a Monza e ha vinto...meglio, non semplicemente vinto: è risalito dalla penultima fila fino al primo posto, ha battuto il compagno di squadra Russell e ha riportato un italiano sul gradino più alto di Monza dopo sessant'anni! Sessanta, poiché l'ultimo era stato Ludovico Scarfiotti, nel 1966. E allora, sì, lo ammetto mi sono commosso e subito dopo mi sono dato del cretino, perché mentre io aspettavo il Cavallino di Hamilton (su Carletto Leclerc, stendiamo un velo pietoso!) , a Modena e dintorni c'era un altro cavallo di razza che stava crescendo, e non era rosso: era bolognese! La cosa bella, però, è che questa storia non parla soltanto di Kimi, parla di suo padre Marco, di una famiglia che ha accompagnato quel ragazzino fin da quando era piccolo e parla soprattutto di un signore che, quando tutti potevano permettersi di aspettare e vedere, ha deciso di scommettere: Toto Wolff, il team manager della Mercedes, uno che Kimi lo ha guardato negli occhi e deve aver pensato, "ehi, questo ragazzo ha qualcosa!". E se c'è una cosa che nel mondo dello sport mi commuove più della vittoria, è proprio questa: qualcuno che riconosce un talento prima degli altri e decide di crederci, che è una cosa quasi antica, perché oggi siamo abituati ai talenti certificati, agli algoritmi, ai procuratori, alle statistiche, ai grafici, ai contratti e alle conferenze stampa dove tutti dicono che il futuro è dei giovani. Wolff, invece, a quanto pare ha semplicemente visto un ragazzo andare forte e ha detto: prendiamolo! Il resto lo ha fatto Kimi. Oggi a Monza, poi, è successo il miracolo che noi italiani adoriamo e contemporaneamente detestiamo, cioè ha vinto un italiano, ma con con una Mercedes e per qualche ora abbiamo scoperto una cosa sconvolgente: si può essere italiani anche senza avere un Cavallino sul cofano, persino io, che ho provato a disegnare la stella a tre punte, anche se la mia matita si è rifiutata. "Capo, ci ho provato" mi ha detto "ma mi viene sempre un Cavallino." Be', cosa volete che vi dica? Forse ha ragione lei, perché vedete, alla fine i motori sono una cosa, il talento è un'altra e oggi quel talento aveva un nome: Kimi. Quindi sì, caro Kimi, sono arrivato tardi, ma...meglio tardi che Kimi! E prometto che da oggi ti disegno, guarda, anche se guidi una Mercedes anzi, forse proprio per questo: perché oggi, a Monza, non ha vinto una Mercedes, ha vinto un ragazzo italiano e per una volta, cazzo, possiamo essere felici senza chiederci di che colore è la macchina! Vola, ragazzo, vola! perchè penso che un sogno così non ritorni mai più...

domenica 6 settembre 2026

Fondazione Modena. il buco è temporaneo, Tiezzi no!

Eh niente, a Modena funziona così: sparisce più di un milione di euro dei cittadini e qualcuno, invece di dimettersi e sparire, decide di restare! Il problema, evidentemente, non è la continuità, ma è capire di chi! I consiglieri comunali Paolo Ballestrazzi e Maria Grazia Modena chiedono conto e dimissioni, la risposta della Fondazione? Cambiare lo Statuto e allungare il mandato! Perché davanti a un buco di oltre un milione, si sa, la prima cosa da mettere in sicurezza non sono i soldi, è la poltrona. Del resto, la continuità va garantita: soprattutto quella del presidente, sic!

sabato 5 settembre 2026

La Coppa della Merdagevità

E alla fine il grande traguardo è arrivato: il governo della Madre Cristiana ha battuto il record di longevità: applausi! Cori! Bandierine! Fuochi d’artificio! Peccato che, a guardare bene il trofeo, dentro non ci sia champagne, in realtà è tutta fuffa, peggio: è tutta merda. Merda di governo, naturalmente: accise, il carburante sempre più caro, prezzi che salgono, salari che restano al palo, sanità che perde pezzi, industria che arretra, famiglie che fanno i conti con le bollette e lavoratori che fanno i conti con i licenziamenti. Ma soprattutto c’è quella cosa che la Madre Cristiana continua a sbandierare come una conquista: la stabilità! Stabilità di cosa? Di un Paese che non cresce abbastanza? Di una produzione industriale che continua a perdere colpi? Di una sanità pubblica sempre più sfiancata? Di una povertà che riguarda milioni di italiani? Della mancata tassazione degli extraprofitti? E naturalmente stabilità anche in politica estera: fedeli, disciplinati, allineati: Kiev chiama, Roma risponde a suon di dollari e armi; Washington ordina, Roma annuisce come una serva sciocca; Tel Aviv bombarda, Roma trova comunque il modo di non disturbare troppo l'alleato criminale di guerra con tanto di mandato di cattura internazionale... La sovranità nazionale, quella tanto evocata nei comizi, è finita anch’essa nella coppa, sepolta sotto il resto, perché c'è una curiosa ironia nella celebrazione del governo più longevo: più che un record di velocità, sembra il record mondiale di permanenza sulla poltrona, costi quel che costi: magari anche se vieni sconfitto in un referendum. Come un'automobile col motore acceso e il cambio in folle. Il Paese resta fermo, ma il governo continua a festeggiare il fatto di essere ancora lì, e allora sì, complimenti, quattro anni sono tanti, sono abbastanza per capire che la longevità di un governo non dice assolutamente nulla sulla qualità del governo stesso. perché anche una coda può essere interminabile, anche una paralisi può essere stabile, be': anche la merda può conservarsi a lungo. La Madre cristiana, invece, ha deciso di trasformare la durata in un trofeo: e così eccola lì la coppa della Longevità, solo che la coppa è piena di merda e dopo quattro anni non è più un governo che galleggia nella merda: è la merda che governa. O no?

giovedì 3 settembre 2026

Ritrovare l'odore delle persone...

C’è qualcosa di commovente, nella politica quando finalmente decide di tornare tra la gente: cioè, dopo aver scoperto che una parte dell’elettorato vota a destra perché ha studiato poco, ecco arrivare il passo successivo; annusarlo! Stefano Bonaccini aveva aperto la strada spiegandoci che il problema, evidentemente, è anche culturale: chi vota a destra avrebbe studiato meno. Gianni Gargano, sindaco PD di Castelfranco Emilia, è intervenuto per dire: "Io sto con Bonaccini" e fin qui, niente di male anzi, ognuno è libero di stare con chi vuole. Vede, cari compagni, il problema reale è che, nel tentativo di difenderlo, Gargano e chi come lui, riesce nell’impresa di peggiorare la faccenda! Infatti il sindaco ci spiega perché il centrodestra ha imparato a parlare una lingua semplice, che arriva alle persone, mentre il populismo offre risposte facili a domande difficili e che bisogna tornare nelle periferie, tra gli operai, tra gli imprenditori, accanto a chi lavora e a chi ha bisogno di protezione...insomma, il popolo non è ignorante, ma è soltanto un po’ impaurito, insicuro, suggestionabile e incapace di distinguere una risposta semplice da una risposta giusta. E qui la perla: naturalmente bisogna "ritrovare l’odore delle persone", ed allora eccoli lì: due dirigenti della cosiddetta sinistra che, finalmente, si mettono alla ricerca dell’elettorato perduto, ergo non più sondaggi, non più analisi, non più gruppi di lavoro: 'fiuto politico'. Té capii? Annusano, annusano il lavoratore, annusano il pensionato, annusano la periferia, annusano quello che una volta votava PCI, poi PDS, poi DS, poi PD e che oggi, magari, non ne può più come il sottoscritto! E se per caso quello vota a destra? Niente paura, non è necessariamente ignorante, ma probabilmente ha soltanto studiato poco: oppure, più verosibilmente ha studiato abbastanza da capire che qualcuno, da qualche parte, lo sta annusando invece di ascoltarlo! È questa, forse, la vera tragedia della sinistra contemporanea: ha passato così tanto tempo a interpretare il popolo da dimenticare una cosa elementare, cioè che il popolo non vuole essere interpretato, ma vuole essere preso sul serio! E magari, prima di spiegargli perché vota male, sarebbe il caso di domandargli: "perché non vota più noi?". Perché continuare a considerare l’elettore un problema da correggere, un ignorante da educare, una paura da trasformare in speranza o, peggio ancora, un odore da ritrovare, potrebbe produrre un effetto curioso: quello che poi, a ogni elezione, chiamano "inaspettato", ovvero che il popolo che non li vota più! E allora, cari compagni, continuate pure ad annusare, ma poi non meravigliatevi se qualcuno vota a destra: oppure, più semplicemente, smette di votarvi! Amen.

martedì 1 settembre 2026

Bonaccini, ovvero il genio impantanato nella palude

Eh, ci mancava! insomma, non so voi, ma da vecchio berlingueriano che sono, dopo anni a sentirci dire che il PD aveva capito gli operai, che bisognava "ascoltare i territori", arriva lui, Stefano Bonaccini che ci illumina! Il problema non è che il PD ha perso il popolo, semmai il problema è che per il PD il popolo è diventato ignorante, sic! L'ha spiegato lui, con la pazienza che si usa con i bambini un po' lenti: "voi votate a destra perché non capite", cioè lui e chi è come lui votano PD perché hanno studiato, semplice no? Lineare, insomma, come dire che se sei povero è perché non sei ricco, o qualcosa del genere! Poi, davanti allo 'shitstorm', la seconda perla: "Avete estrapolato una frase da un ragionamento più complesso"... Certo, ziocanta, certo Stefano, è sempre colpa nostra che estrapoliamo! Tu, no! Tu fai ragionamenti complessi e noi siamo troppo stupidi per capirli: era così complesso che ci hai messo tre parole; "destra = ignoranti"! Un po’ come “no-vax uguale ignoranti”, remember? E qui viene da scomodare persino Socrate: anche lui ammetteva la propria ignoranza! Diceva, in sostanza, "so di non sapere". Tu invece sembri sapere di essere intelligente: e tanto basta, sic! E intanto, mentre tu spieghi la tua intelligenza al mondo così, a occhio i sondaggi fanno un +2% , magari proprio a Vannacci: un altro capolavoro di 'supercazzola prematurata con scappellamento a destra', appunto! Perché la verità che non dirà mai è molto più semplice: il PD non perde voti perché la gente è ignorante. Li perde perché gente come Bonaccini tratta la gente da ignorante. E quando qualcuno gli chiede, come il mio Direttore: "Chiedere scusa, no?" la risposta è: "E gli effetti avversi?" Già, perché a forza di dire alla gente che è ignorante, prima o poi arriva l’effetto avverso: la gente ti manda a fare in culo e vota qualcun altro. Ma questo, nella supercazzola, non era previsto. Giusto? O no?

domenica 30 agosto 2026

Il vero complotto è pensare che non esista

È complottismo pensare che i media possano essere influenzati dai poteri della finanza? Davvero? Allora dovremmo credere che chi dispone di miliardi non abbia alcun interesse a influenzare ciò che miliardi di persone pensano, comprano, votano e considerano vero: è una favola bellissima! Invece il potere non ha necessariamente bisogno di telefonare al direttore di un giornale per ordinargli cosa scrivere, gli basta controllare, direttamente o indirettamente, risorse, proprietà, pubblicità, accesso alle fonti, relazioni e carriere: il resto lo fanno il conformismo e, spesso, l'autocensura. Così si costruisce il pensiero omologato, come ottant'anni fa, più o meno: alcune cose diventano dicibili, altre sconvenienti, altre ancora semplicemente impensabili! E quando qualcuno osa fare una domanda fuori dal coro? "Complottista!", una parola comodissima perché evita la fatica di rispondere alla domanda. E arriviamo al DIG, il festival del giornalismo investigativo, quello del “dig”, dello scavare alla ricerca della verità: anche qui, bellissimo...epperò peccato che il cane da guardia, stando alle cifre rese pubbliche, mangi in buona parte dalla ciotola del potere pubblico e allora la domanda non è se il cane abbai, la domanda è: morde anche la mano che gli riempie la ciotola? Perché chiedere al pubblico di fidarsi ciecamente dell'indipendenza di chi riceve finanziamenti pubblici non è giornalismo, ma è un atto di fede e, francamente il sottoscritto, alla fede, preferisce ancora una cosa molto più scomoda: le domande! Perché forse il vero complottismo, oggi, non è pensare che il potere abbia interesse a influenzare l'informazione, ma è credere che, avendone il potere, scelga spontaneamente di non farlo!

sabato 29 agosto 2026

Il lupo perde il pelo, ma non il fascio

Si sa, una volta il nostro scovava i positivi casa per casa, mentre oggi, con lo stesso fiuto da segugio, ha individuato una nuova categoria da stanare: quelli che hanno studiato poco e votano a destra! Evidentemente la pandemia è finita, ma la caccia al cittadino sbagliato no! Cambiano i bersagli, cambia la giustificazione, resta l’istinto del cacciatore: oh, del resto, se vuoi tornare a guidare il branco, prima devi pur sempre dimostrare di saperlo fiutare. Il lupo perde il pelo, ma il fascio, evidentemente, no!

mercoledì 26 agosto 2026

La bambina, il bersaglio, la clava

Adesso lo sappiamo: Anna Rosa è morta di difterite! Bene, la scienza ha parlato, ma una domanda rimane, ergo la scienza ha parlato anche delle responsabilità sanitarie? Perché la bambina era stata portata in ospedale e dimessa con una diagnosi di tonsillite: la Procura sta ancora cercando di capire se, nel percorso di cura, qualcosa sia andato storto. Eppure il verdetto mediatico sembra già scritto: non vaccinata = colpevoli i genitori. Poi arrivano i media mainstream : "caccia", "scovare", "nel mirino", "operazione a tappeto", non più bambini, ma bersagli! E qui entra in scena il nostro avvoltoio: IL SISTEMA, che plana sulla piccola bara di Anna Rosa e la brandisce come una clava. "È morta di difterite! Quindi è colpa tua, assassino!" Il sorcio depone un fiore sulla lapide mentre sta piangendo una bambina...ecco il punto. Nessuno sta negando la scienza, ma attenzione: la scienza spiega, non condanna, ed è vero che il vaccino può prevenire e la medicina deve curare, così come la magistratura deve accertare e il giornalismo dovrebbe raccontare. E invece siamo già alla caccia, prima ancora di sapere tutto. Anna Rosa non è una clava, è una bambina e chi usa la sua morte per terrorizzare altre famiglie dovrebbe almeno avere il pudore di dirci a chi serve tutta questa paura?

sabato 22 agosto 2026

Catena di montaggio

C’è un curioso paradosso nella fabbrica degli eroi: più ne produci, più rischi di rendere invisibili quelli veri. Allora prendiamo il bravo giornalista, mettiamolo sotto i riflettori, aggiungiamo una telecamera, un’aureola, qualche battaglia simbolica e il marchio della libertà di stampa: poi basta una bella confezione mediatica, et voilà! Nasce l’eroe. Il problema è che, mentre celebriamo l’eroe nazionale, qualcuno deve pur continuare a fare il mestiere senza aureola, n'est-pas? Già, sono quelli che ogni giorno controllano un appalto comunale, fanno una domanda scomoda a un amministratore, vanno a cercare una delibera, raccontano una storia che non interessa a nessuno finché non diventa troppo imbarazzante per essere ignorata: niente prime serate, niente riflettori, niente di niente, solo giornalismo, quello vero. E qui sta il paradosso: se per difendere la libertà di stampa abbiamo bisogno di trasformare un giornalista in un’icona, finiamo per confondere la libertà con il suo testimonial e quando il testimonial diventa più importante del mestiere, gli altri rischiano di diventare semplicemente comparse. Perché gli eroi, si sa, fanno audience e i giornalisti, quelli veri, invece, fanno domande: e quelle, qualche volta, fanno molto più paura, o no? Ma gli eroi non si costruiscono: infatti si fabbricano! Amen.

mercoledì 19 agosto 2026

La sicurezza, compagno, è una cosa seria

Il motto della Festa dell’Unità quest’anno è "Questo sentimento popolare" e dev’essere proprio un sentimento popolare quello che porta a tagliare il legno sul carrello della spesa, guidare un muletto in infradito e considerare casco, guanti e scarpe antinfortunistiche dettagli trascurabili. Perché la sicurezza sul lavoro è una cosa seria, serissima: almeno finché non comincia la festa. Ecco, a quel punto, evidentemente, basta la formazione e magari un po’ di sentimento popolare! Già...

lunedì 17 agosto 2026

Il bombolone vola in alta quota, il debito pure

C'è sempre un modo per distrarre l'attenzione quando i numeri cominciano a diventare imbarazzanti: basta trovare qualcosa di più appetitoso da mettere in prima pagina! Così, mentre il debito pubblico italiano sfonda quota 3.207 miliardi, noi possiamo tranquillamente discutere del bombolone che vola in alta quota, ma sia chiaro: non serve immaginare oscure regie o complotti, è sufficiente osservare una cosa molto più banale; fateci caso, l'informazione ama ciò che fa spettacolo e fugge da ciò che fa paura, o no? Quindi il bombolone vola, ma il debito vola ancora più in alto: e prima o poi, purtroppo, qualcuno dovrà pure pagare il conto; e noi sappiamo chi.

sabato 15 agosto 2026

Modena è al buoio, ma nessun problema: è Ferragosto, daje...

A Modena i cittadini chiedono spiegazioni perché intere zone sono rimaste al buio. E il sindaco Mezzetti, comprensibilmente preoccupato, ha annunciato che chiederà chiarezza a Hera ed Edison Next e un piano operativo per risolvere il problema, quando? Ovviamente dopo la pausa di Ferragosto, perché si sa: il buio può aspettare, Ferragosto no, ecchediamine! E così, mentre i modenesi cercano i lampioni a tentoni, l'amministrazione può finalmente dedicarsi alla cosa più urgente: capire se sia meglio affrontare l'emergenza prima o dopo la crema solare: del resto, quando una città è al buio, la cosa più importante è avere qualcuno che sappia rimandare l'accensione della luce con grande senso istituzionale! O no?

giovedì 6 agosto 2026

Il Green-Apartheid-pass: cinque anni dopo la memoria è ancora in quarantena

Il 6 agosto 2021 l'Italia scoprì che, per essere cittadini a pieno titolo, serviva un lasciapassare: lo chiamavano Green Pass, ma io lo chiamavo Green-Apartheid Pass. Era il lasciapassare sanitario della Repubblica dei Buoni Cittadini: con il QR code potevi andare al ristorante, al cinema, in palestra, viaggiare e, poco dopo, persino lavorare... insomma, in una parola potevi 'vivere'! Senza QR code, invece, diventavi improvvisamente un problema! Prima il ristorante, poi cinema e teatri, poi i trasporti, poi il lavoro...e poi Super Green Pass, l'obbligo vaccinale...insomma, i principio era semplice e geniale; non ti obblighiamo a fare una determinata cosa, ma ti rendiamo semplicemente la vita impossibile se non la fai! Democrazia? Certo, come nelle migliori Repubbliche delle Banane, epperò con il QR code... E guai a chiamarla discriminazione: era "incentivo"! Guai a parlare di ricatto: era "responsabilità"! Guai a chiedere se una misura tanto invasiva fosse davvero proporzionata: eri "negazionista", "egoista", "untore"..."sorcio"! Il dibattito pubblico venne trasformato in una gigantesca gara a chi riusciva prima a mettere l'etichetta sull'altro. E così milioni di persone finirono classificate non soltanto sulla base delle loro condizioni sanitarie, ma sulla base di un codice che stabiliva dove potevano andare, cosa potevano fare e persino se potevano lavorare. Cinque anni dopo, il problema non è soltanto stabilire chi avesse ragione nel 2021, il problema, semmai è ricordare quanto facilmente abbiamo accettato che diritti e libertà diventassero privilegi condizionati a un'applicazione sul telefonino. Ma soprattutto ricordare una lezione che dovrebbe valere ben oltre il Covid: quando un governo ti dice che una libertà è soltanto temporaneamente sospesa “per il tuo bene”, la domanda non è soltanto quando te la restituirà, la domanda è: chi gli ha dato il diritto di togliertela? Cinque anni dopo, il QR code è sparito, per ora, ma sarebbe un errore cancellare dalla memoria ciò che rappresentò: perché le emergenze finiscono, i precedenti, invece, restano: appunto!

domenica 2 agosto 2026

Ore 10:25

Da 46 anni l’orologio è fermo, ma non per guasto: per rispetto e per ricordarci che certe lancette non si rimettono più in moto. E da 46 anni c’è chi strofina, con lo spazzolone, col detersivo, con le commemorazioni, con le commissioni. Strofina sulla memoria, strofina sulla coscienza, ma le macchie restano, quali? Quelle di sangue delle 85 vittime le ha viste tutti, invece quelle altro tipo... beh, quelle le vedono solo quelli che hanno il coraggio di guardare. Ogni anno lo stesso rito: fiori, discorsi, "mai più" e l’acqua nel secchio diventa sempre più torbida. L’orologio è stanco, suda e ogni 2 agosto ripete la stessa frase, a bassa voce: "Dopo 46 anni... ancora non vengono via". Forse il problema non sono le macchie, forse è che a qualcuno fa comodo che restino lì. "2/8/1980 – 2/8/2026": e siamo ancora alle ore 10.25!

venerdì 31 luglio 2026

Silenzio

C'è un silenzio che non si tocca: è quello dei figli, di un marito; è quello di un angelo di marmo che piange su una lapide. Poi c'è il rumore: quello della piazza, dei megafoni di destra e di sinistra; quello della politica del nulla che, quando non ha idee, occupa perfino le bare. Così all'angelo non è rimasto che mettersi le cuffie per non sentire più niente, ma perché il rispetto non fa audience, il dolore sì. Ognuno tragga le proprie conclusioni. Bon, e anche oggi ho fatto il mio dovere.

giovedì 30 luglio 2026

La grazia e il silinzio

Fauci ha scelto, ergo ha scelto di salvarsi la libertà materiale con la 'grazia preventiva' del suo compagno di merenda Catetere Biden: ha scelto di salvarsi il culo con il Quinto Emendamento. Punto. Due scelte legittime sia chiaro legittime ed inattaccabili: eppure entrambe dicono la stessa cosa, ovvero non parlerà. In questo modo ha salvato il suo futuro, ma ha definitivamente rinunciato alla possibilità di convincere l’opinione pubblica della sua totale buona fede. Quindi, signori miei da oggi non ci saranno più spiegazioni, ma ci saranno solo deduzioni: geniale! Pertanto ognuno tragga le proprie conclusioni: e ai posteri l'ardua sentenza! Così è se vi pare.

domenica 26 luglio 2026

Fisco & cannoni, ovvero la 'dieta sovrana'

La vera verità è che l'economia italiana è un malato terminale, ma ehi! Per fortuna il Governo ha trovato la cura definitiva: l'eutanasia finanziaria! Mentre gli automobilisti guardano il prezzo del gasolio come un condannato osserva la ghigliottina, l'esecutivo non tradisce le promesse sulle accise: semplicemente le reinventa. Nasce così la "Sovranità del Serbatoio", ergo se gli italiani non possono più permettersi il pieno, nessuno si muove. E se nessuno si muove, le frontiere sono automaticamente al sicuro! Altro che esercito: basta un... distributore! Nel frattempo, mentre il Paese discute dell'ennesima polemica di giornata, il fisco continua a infilare la mano nelle tasche dei cittadini con la precisione di un chirurgo ubriaco: l'economia si ferma, i consumi crollano, le imprese arrancano, ma c'è un lato positivo; moriremo di fame, sì, epperò sarà una fame sovrana, autarchica e rigorosamente 100% Made in Italy. Anvedi ahò!

sabato 25 luglio 2026

La libertà...a giorni alterni!

L'Emilia-Romagna approva una legge sul suicidio medicalmente assistito e il dibattito esplode: da una parte chi grida allo scandalo, dall'altra chi rivendica il sacrosanto diritto all'autodeterminazione: "Nessuno ti obbliga, lascia scegliere gli altri!". Un principio difficile da contestare, se non fosse che, in questo Paese, la libertà sembra avere una curiosa caratteristica: entra ed esce dalla Costituzione a seconda dell'argomento del giorno. C'è stato un periodo in cui pronunciare le parole "libertà di scelta" equivaleva quasi a un reato d'opinione e se ti azzardavi a mettere in discussione un trattamento sanitario, venivi dipinto come un irresponsabile sociale, un sorcio no-vax, se non peggio; oggi, invece, la libertà individuale torna improvvisamente a essere un valore assoluto e intoccabile! Forse il problema non è la legge sul suicidio assistito, forse il problema è l'incredibile elasticità con cui certa politica e certa opinione pubblica applicano i propri principi: rigidissimi quando la scelta è quella degli altri, liberali quando coincide con la propria. La coerenza è diventata una specie protetta, molto più rara del coraggio di affrontare temi eticamente laceranti senza trasformarli in una guerra di tifoserie. E mentre il dibattito si divide tra chi invoca Dio e chi rivendica la libertà assoluta, la sanità continua a fare i conti con liste d'attesa interminabili, pronto soccorso in affanno e bilanci sempre più fragili. È in questo cortocircuito che la satira trova il suo spazio: non per ridere della sofferenza o della morte, ma per ricordare che una società davvero civile dovrebbe fare di tutto per offrire alle persone una vita dignitosa, prima ancora di discutere su come accompagnarne la fine

venerdì 24 luglio 2026

Essere lontani dal dolore che uno ha

Allora, ci sono errori che si correggono con una telefonata, altri con un comunicato: e poi ci sono quelli che rivelano qualcosa di più profondo. Monica Esposito ha lottato per oltre due mesi, fino all'ultimo respiro. Una famiglia ha vissuto sessantotto giorni sospesa tra speranza e disperazione: personalmente sarebbe bastato leggere un nome, una storia, una cartella clinica...invece, no! Il cordoglio parte in automatico: si cerca l'ambasciata addirittura prima della persona! Il (famigerato) protocollo prima del dolore, la burocrazia prima della verità: è il paradosso della politica contemporanea, cioè comunicare tutto, ma comprendere poco-poco. Perché il problema non è una nazionalità sbagliata, semmai il problema (e ben più grave) è che, quando il cordoglio diventa un riflesso condizionato, anche una tragedia finisce per essere trattata come una pratica da sbrigare! E allora la domanda non è se sia stata una gaffe, la domanda purtroppo è un'altra: "Ehi, Governatore: quanto bisogna essere lontani dal dolore per sbagliare perfino il destinatario delle condoglianze? Chiedo per un amico."

mercoledì 22 luglio 2026

L'Italia, il Paese sulle ginocchia (e sul collo)

Vent'anni, ci sono voluti vent'anni dal corpo spezzato di Federico Aldrovandi a Ferrara, per aggiornare il manuale della "sicurezza": il grande salto evolutivo del 2026? Lo spray al peperoncino! La tecnologia avanza, epperò le domande restano ferme. A Roma il governo è impegnato a sfornare nuovi decreti sulla sicurezza: peccato che la sicurezza, senza una cultura dei diritti, rischi di trasformarsi nell'ennesima parola svuotata e riempita di manganelli. Siamo un Paese che non trova medici, ma trova sempre i soldi per nuovi strumenti di repressione, un Paese che annaspa tra debito, salari da fame e giovani in fuga, ma ritrova improvvisamente tutta la sua forza quando c'è da mostrare i muscoli con l'ultimo disgraziato. 'Forti con i deboli, deboli con i forti', un classico italiano che non passa mai di moda. Intanto la politica recita la sua parte: da un lato chi invoca "ordine" per nascondere il disordine che governa; dall'altro chi trasforma ogni piazza in una tifoseria permanente. Benvenuti nell'Italia del 2026: un Paese dove la velocità della giustizia divide ancora gli italiani; c'è quella che arriva in ritardo, e poi c'è quella che, qualche volta... arriva troppo presto! O no?

martedì 21 luglio 2026

20 luglio

La parte peggiore del mestiere del vignettista? Accorgersi che, ogni tanto, basta cambiare la data, purtroppo! Venticinque anni fa disegnavo una vignetta su piazza Alimonda, oggi ne disegno un'altra: stesso tavolo, stessa matita, stessa domanda: perché? Poi apro i social, ed ecco il capolavoro della nuova educazione civica: "Se fai il bravo e buono, non ti succede niente." Davvero? Allora le garanzie costituzionali non servono più, cioè le sostituiamo con la pagella di condotta: chi prende dieci ha dei diritti, gli altri si arrangino! La cosa più inquietante non è leggere queste frasi, ma è vedere quanta gente le considera 'normali', perché il fatto, al momento, è uno solo: c'è un uomo morto durante un intervento delle forze dell'ordine... tutto il resto è tifo. Le democrazie non muoiono soltanto quando il potere diventa arrogante, muoiono anche quando i cittadini smettono di pretendere che quel potere risponda delle proprie azioni. Ed ecco perché la satira continua a rompere le scatole, perché ha un vizio che il potere non sopporta: la memoria!

lunedì 20 luglio 2026

Olé!

Il calcio è l'oppio dei popoli: novanta minuti durante i quali un intero Paese dimentica disoccupazione, inflazione e tagli alla sanità, ma la finale di New York ci ha regalato qualcosa di molto più raro di una Coppa del Mondo: un miliardario rimesso al suo posto. Sul podio salgono i campioni della Spagna, ma, come da copione, ecco spuntare anche Donald Trump, imbucato di lusso, accompagnato dal maggiordomo della FIFA, Gianni Infantino, sempre pronto a stendere il tappeto rosso davanti al potente di turno. Perché oggi funziona così: la coppa la vincono i calciatori, ma l'inquadratura appartiene ai miliardari; epperò peccato che, stavolta, il copione si sia inceppato! Qualcuno ha avuto l'impudenza di ricordare a Trump una regola semplicissima: nella foto dei campioni ci stanno solo i campioni; gli altri si spostano. Sembra una banalità, ma in un'epoca in cui politici, imprenditori e cortigiani fanno a gara per lucidare le scarpe al capo più rumoroso del momento, vedere qualcuno che non si piega ha quasi il sapore della rivoluzione. Trump continuerà a minacciare dazi, a distribuire insulti e a comportarsi come il gangster meglio pettinato del pianeta, ma c'è una cosa che non si compra né con i miliardi, nè con il potere: il diritto di trasformare ogni palcoscenico nel proprio salotto! Ieri sera la Spagna ha alzato la Coppa del Mondo, ma il trofeo più bello è stato un altro: ricordare al resto del mondo che davanti al potente di turno non è obbligatorio inginocchiarsi, no proprio (eh, Giorgia?); soprattutto se il potente si comporta da gangster. Olé!

venerdì 17 luglio 2026

Il pompiere col fiammifero

Dunque, personalmente solo nelle comiche avevo visto un tizio approvare un provvedimento il lunedì e lo stesso tizio guidare la protesta contro quel provvedimento il venerdì. Che dire? Ci troviamo di fronte a un caso patologico? Oppure è il solito "miracolo" della memoria... selettiva? Si, avete ragione: in fondo è la stessa cosa! Insomma, quando si vota nessuno ricorda; quando, ahinoi, arrivano le bollette, tutti scoprono all'improvviso di essere dalla nostra parte, quella dei cittadini. È sconsolante vedere come la politica moderna non governi più le decisioni, ma le reazioni: prima alza la mano, poi alza la voce; prima firma, poi, indignata, chiede di "fare chiarezza"! Cioè... No, davvero: da vignettista non ho paura di dirlo, ma il problema è che, a questo punto, il lavoro sporco non lo fa più il vignettista: basta raccontare i fatti, dove è oramai un eterno teatrino con il protagonista che interpreta contemporaneamente il colpevole, il testimone, il soccorritore... e perfino il ribelle! La scena è surreale: il piromane corre con la pompa dei pompieri, mentre i cittadini lo applaudono perché, in fondo, qualcuno l'acqua la sta pur portando; epperò peccato che l'odore di benzina sia ancora nell'aria! Se davvero gli aumenti erano inevitabili allora, cari amministratori abbiate almeno il coraggio di rivendicarli e di spiegarli, ma se erano sbagliati, perché approvarli? L'indignazione è una cosa seria, dico non può diventare l'ultimo reparto dell'ufficio marketing! Perché, vedete, cari amministratori, il cittadino può anche dimenticare una promessa, ma difficilmente dimentica una bolletta! E quando vede chi ieri votava e oggi protesta, il dubbio gli viene: eccome se gli viene! Anzi, a quel punto il dubbio lascia il posto a una domanda molto più semplice: ma il pompiere... dov'era quando qualcuno accendeva il fiammifero?

giovedì 16 luglio 2026

Il marchio

Ieri è passata la proposta: oggi a Bolzano li richiamano, ma i titoli dei media mainstream è sempre lo stesso: "Rientrano i medici No-Vax"; ed è proprio qui il problema. Non sono più medici, non sono più infermieri: diventano i No-Vax, un'etichetta...un marchio! Nel 2021 a molti è stato detto: "Se non ti adegui, sei fuori": sono arrivati sospensioni, provvedimenti disciplinari, isolamento e una forte esposizione mediatica; da quel momento, per una parte dell'opinione pubblica, non erano più professionisti con una storia e una competenza, ma una categoria da indicare, da mettere all'indice! Nel 2026, con la carenza di personale, si parla di farli rientrare, eppure il marchio resta sul camice, sulla reputazione, nei titoli dei media mainstream: perché quando servi, puoi tornare, ma continui a essere ricordato per l'etichetta che ti è stata cucita addosso. È il meccanismo del "noi" contro "loro", ovvero prima ti escludo poi, se servi, ti richiamo, ma senza toglierti il marchio. E c'è ancora chi dice: "Ve lo siete cercato", come se chiedere di essere giudicati per ciò che si fa, e non per un'etichetta, fosse una colpa! No, la normalità non dovrebbe essere questa, perlomeno non quella in cui ti marchiano, ti allontanano, ti richiamano quando conviene... e poi ti lasciano addosso la cicatrice!

martedì 14 luglio 2026

La raccolta differenziata ...del denaro!

La chiamano "economia circolare": be', effettivamente c'è qualcosa che gira sempre, ovvero i soldi dei cittadini! E così, come ogni anno, la storia si ripete: cambiano le giustificazioni, ma il risultato è sempre lo stesso; la bolletta della TARI cresce e cittadini, famiglie e imprese sono chiamati all'ennesimo sacrificio. C'è chi parla di costi inevitabili, di adeguamenti e di nuove esigenze del servizio, epperò resta una domanda semplice-semplice: se il servizio è sempre più efficiente e la raccolta differenziata è ormai una realtà consolidata, perché tanti cittadini hanno la sensazione di pagare sempre di più? Le proteste non arrivano soltanto dalle opposizioni politiche, ma anche dalle associazioni di categoria, preoccupate per un ulteriore aggravio sulle attività economiche, già alle prese con margini sempre più ridotti. La satira non pretende di dare risposte tecniche, umilmente fa però quello che le riesce meglio: porre una domanda con un sorriso amaro: se i rifiuti sembrano valere più dell'oro, viene spontaneo chiedersi se il vero materiale prezioso non siano ormai i soldi dei contribuenti? Perché, alla fine, il cassonetto che si riempie più in fretta è uno solo... mentre a svuotarsi sono le nostre tasche!

sabato 11 luglio 2026

Il capro espiatorio

Ogni volta che crolla qualcosa, parte la... caccia: crolla l’ospedale? Colpa del sorcio! Crollano le adesioni? Colpa del sorcio. Crolla il bilancio? Colpa del sorcio! Nel frattempo i dirigenti sparano: sparano al bilancio, sparano al personale, sparano ai reparti, poi? Poi si asciugano la fronte, si guardano la panza da 10k e indicano il sorcio che corre: "Visto? È colpa tua!" La sanità trentina crolla da anni: muri, liste d’attesa, medici in fuga...ma il problema non sono i contratti, i tagli, la gestione; il problema è il sorcio che non si è mai vaccinato! È più comodo, è più mediatico, ti danno il fucile, ti danno il titolo del TG, ti danno il colpevole già pronto: peccato che mentre 'sparano' al sorcio, dietro di loro crolla tutto il resto. E noi continuiamo a disegnare sorci, loro continuino a 'sparare': tra un po’ non ci sarà più nemmeno l’ospedale su cui sparare!

venerdì 10 luglio 2026

Prevenzione in alta quota

A Firenze un altro operaio è crepato in cantiere: da gennaio a maggio 2026, l'Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering (elaborando i dati ufficiali INAIL) ha registrato 370 morti sul lavoro in Italia. Questo dato segna un calo del -4,1% rispetto allo stesso periodo del 2025 a livello nazionale; solo quest'anno a Modena e provincia siamo già arrivati a una micidiale conta di tredici morti sul lavoro. Ma niente panico: la pratica si archivia con una riga di cronaca, due dichiarazioni indignate e un minuto di silenzio per lavarsi la coscienza prima del prossimo cadavere.Subito dopo il decesso, parte il solito teatrino burocratico: "Il modulo era firmato? Il casco era allacciato? L’imbracatura aveva il bollino UE?". Già... Domande legittime, ci mancherebbe, epperò peccato che il morto sia sotto terra e non possa rispondere: quando la sicurezza diventa una paraculaggine legale per proteggere i registri aziendali e non la pelle dei lavoratori, tanto vale smetterla con la burocrazia; allacciamo direttamente due ali sulla schiena dei muratori; se precipitano nel vuoto, che si affidino agli angeli! Nel frattempo, mentre lo Stato discute con devozione cristiana con degli altri stati di gonfiare le spese militari per la prossima guerra di turno, celebrando la pace a colpi di rivoltelle regalate e munizioni, l'unica vera carne da macello continua a essere quella sui ponteggi: sarebbe magnifico vedere la stessa identica foga guerrafondaia usata per difendere i confini applicata, una volta tanto, per evitare che la gente muoia semplicemente per portarsi a casa la pagnotta. O no?

sabato 4 luglio 2026

GOVERNOiL S.p.A.: promesse a basso costo

Benvenuti al distributore della politica: qui il taglio delle accise è sempre "in offerta"; basta arrivare alla pompa e scopri che il benzinaio è Pinocchio, dove dal naso non esce gasolio, ma promesse riciclate! Cinzia Franchini chiede gasolio, il Governo le serve aria compressa: naturalmente tassata! E così, ahinoi scopriamo che'unica accisa che viene davvero tagliata è quella tra le promesse elettorali e la realtà. Cari elettori di centro-destra, non so voi, ma qui il vecchio vignettista vede una sola certezza, ovvero che il carburante finisce: invece le bugie hanno il... serbatoio maggiorato!

mercoledì 1 luglio 2026

Carpi, AIMAG-HERA: il sindaco Righi ci riprova...

Robe già viste, ergo: "È per il futuro! È per l’efficienza! È per i cittadini!!" Sono sempre rassicuranti, le parole con cui arrivano i cambiamenti: e, badate bene, sembra che nessuno sfondi mai una porta dicendo che vuole entrare... Be', peccato che stavolta il 'partitone' abbia già ricevuto un parere non proprio entusiasta dalla Corte dei Conti, che ha sollevato dubbi sulla convenienza e sull’impianto dell’operazione AIMAG-Hera: ma il futuro, si sa, ha fretta e quando ha fretta prende la forma di un... ariete! Dall’altra parte resta chi difende la porta: non perché ami il passato, ma perché ogni tanto viene il dubbio che dietro la parola "efficienza" ci sia anche una domanda più antica: "Chi terrà le chiavi?"

domenica 28 giugno 2026

L'ultima estate...?

Da ragazzi 40° ad agosto erano “che caldo, andiamo al mare”: oggi 38° sono l’Armageddon in alta definizione. Fateci caso, mappe rigorosamente rosse, “inferno”, “mai visto prima”, “situazione estrema”...epperò peccato che certe temperature siano già passate di qua: ’59, ’83, 2003... il termometro ha una memoria più lunga dei nostri titoli! Oh, sia chiaro, insomma il caldo esiste,i problemi pure, ma anche la paura è diventata un prodotto: fa audience, fa clic, tiene tutti incollati allo schermo! E quando vivi in emergenza permanente, finisci per accettare qualunque soluzione venga proposta, perché hai sempre l’impressione che domani sia l’ultimo giorno...morale della favola? Forse il vero record non è la temperatura raggiunta dal pianeta, ma è la temperatura... della nostra ansia, sempre a mille! Perché ogni estate, ormai, deve essere raccontata come l’ultima: o sbaglio?

sabato 27 giugno 2026

Premio non partecipante

Per il vecchio vignettista, è brutto vedere quando al suddito ricordano improvvisamente di essere un... suddito1 No, perché fino a ieri era “alleato”, “protagonista”, “partner”, poi arriva il momento della verità; la sedia era sempre stata quella accanto alla porta. La politica moderna è questa: essere dentro senza esserci, aprire il cancello e poi dire “ahò, io nun c’entro!”. L’Italia non combatte, ci viene detto, non decide, ci viene spiegato: epperò mette a disposizione piste, basi e logistica: pare che sia una nuova disciplina olimpica, ovvero il 'coinvolgimento invisibile'! Sul podio dei nemici di qualcuno si arriva anche senza iscriversi alla gara e la medaglia finale è: “Premio non partecipante.” La politica applaude: nel frattempo gli aerei decollano!

martedì 23 giugno 2026

Visibilità per tutti, lavoro per pochi

Sabato scorso a Modena c’erano quasi tutti: PD, Arci, ProPal, Libera, CGIL…tutti insieme, tutti appassionatamente visibili, insomma, tutti sulla stessa barca: dicono. Sulla riva, però, c’era un altro equipaggio: l’operaio, col casco in testa e il cartello in mano, che non chiedeva un hashtag, chiedeva solo una cosa: più contratti, meno like. Lo striscione gli risponde da lontano: “NESSUNO ESCLUSO!” (Piccola nota a margine: qualcuno sembra sempre più incluso di altri; gli operai, gli esodati e i pensionati forse stanno ancora aspettando il loro pass!!) Morale: per una certa politica — destra o sinistra cambia poco — prima vengono i simboli, poi i doveri, i contratti invece? Chissà perché, quelli restano sempre fuori dal corteo. Però una cosa va detta: almeno la piazza era colorata.

sabato 20 giugno 2026

La vera alleanza

Per anni ci hanno venduto la parola “alleato” come fosse quasi una sorta di storia d’amore: strette di mano, sorrisi, foto ricordo e promesse di amicizia eterna... Poi arriva il momento in cui la realtà bussa alla porta, e la realtà in politica ha sempre lo stesso odore: quello degli interessi! Nella grande commedia geopolitica nessuno mangia gratis dalla ciotola; ci si avvicina, ci si annusa, ci si promette fedeltà… finché il menù conviene a tutti. Il problema nasce quando qualcuno scambia la convenienza per affetto. Il potente di turno sorride, distribuisce pacche sulle spalle e lascia credere che il rapporto sia speciale, ma poi, improvvisamente, cambia idea: e chi pensava di avere un’amicizia scopre di avere solo un posto assegnato al tavolo. La politica internazionale non è un pranzo tra amici: è una gara per arrivare alla ciotola degli interessi. E alla fine, mentre i protagonisti litigano per stabilire chi comanda, qualcuno tiene già i guinzagli in mano. Perché la vera domanda non è chi porta il guinzaglio, ma in realtà chi lo tiene senza accorgersi di averlo al collo?

venerdì 19 giugno 2026

Siamo ancora persone

La nuova disciplina olimpica: la scherma del dolore. Un colpo di fioretto-comunicato, una stoccata sui social, una parata davanti alle telecamere... In palio? Non la solita medaglia, ma il diritto di raccontare la ferita. E come spesso accade, nella gara per spiegare il dolore, si rischia di dimenticare chi lo porta addosso. Il vecchio vignettista, dalla sua piccola pedana, propone una soluzione rivoluzionaria: abbassare le armi, togliere le maschere e ricordarsi che prima dei ruoli, delle accuse e delle appartenenze, siamo ancora persone.

lunedì 15 giugno 2026

L'abbuffata del territorio

La 'cucina della politica' ha sempre una regola: il piatto viene preparato lontano dagli occhi dei clienti. O no? Poi arriva in tavola con il nome rassicurante di ‘interesse pubblico’, ergo la sensazione è che questa volta la specialità della casa è già scritta sul menù: "Aimag alla Hera"! Buon appetito,... territorio!

Miracolo a Barcellona

Be', consoliamoci così, insomma la vittoria di Sir Lewis Hamilton a Barcellona è il perfetto analgesico per dimenticare che la nostra Nazionale guarderà i Mondiali di calcio dal divano. L'italiano medio, rimasto orfano del pallone, trasferisce l’orgoglio tricolore su Jannik Sinner e sul nuovo corso Ferrari: miracoli del marketing sportivo, ergo Maranello riesce a commuovere sia un miliardario plurititolato come Lewis, sia il vecchio vignettista nostalgico che non vince un titolo da vent'anni. E così, morto un feticcio se ne fa un altro: la retorica della passione si sposta dai campi di calcio ai motori e al tennis, giusto per darci nuove illusioni patriottiche a buon mercato... Amen

sabato 13 giugno 2026

A volte ritornano...

C’era una volta la Vignola “rossa”, quella dove il centrosinistra dava per scontato un patto con il proprio popolo storico: Un patto fatto di servizi, attenzione sociale e presenza sul territorio. Poi qualcosa si è incrinato: una parte dei cittadini ha iniziato a sentirsi dimenticata, superata da nuove priorità, e al ballottaggio ha deciso di presentare il conto nel modo più semplice: cambiando colore alla scheda. Ma la sorpresa della satira è questa: lo spauracchio del ritorno al passato non arriva con la camicia nera e il manganello. Arriva con il linguaggio moderno del “decoro”, della sicurezza e della tecnologia. Il nuovo ordine non ha il volto del vecchio autoritarismo: ha uno schermo, una telecamera e un algoritmo. Cari compagni, avete sognato una società senza confini e governata sempre più dai meccanismi globali? Il mondo vi ha ascoltato: anche la vostra vecchia roccaforte ora ha il suo piccolo Grande Fratello. Sorridete alla telecamera: il futuro è già inquadrato.