mercoledì 6 maggio 2026
La Biennale della vergogna
Alla Biennale di Venezia c’è un padiglione ai Giardini che non è un padiglione, ma una sorta di compromesso: allora, per essere chiari il padiglione è 'chiuso', ma 'aperto', è presente, ma... assente; si chiama Padiglione Russia.
Lo puoi guardare solo da fuori, attraverso uno schermo, insomma come si guarda un animale pericoloso allo zoo, oppure un malato contagioso attraverso il vetro: scegliete voi la metafora: tanto, personalmente fa schifo uguale.
La Biennale dice: "Rispettiamo la legge", che poi tradotto sarebbe: "Non abbiamo il coraggio di dire né sì né no, quindi facciamo finta che va bene così"!
La Giuria si è dimessa: gesto pulito, peccato che quando ci si lava le mani, il sangue resta sul pavimento!
E l'Europa, sempre lei, minaccia di tagliare i fondi di 2 milioni: perché la cultura, l’arte, a quanto pare, ha un prezzo e ...un padrone, già purtroppo!
Attenzione, perchè tutto ciò non è un boicottaggio e non è neanche censura, è peggio: è ipocrisia in salsa politica, per usare un eufemismo, il capolavoro della vigliaccheria travestita da procedura.
La Biennale 2026 non passerà alla storia non per un’opera, ma per una porta chiusa e per tutti i cialtroni che si sono messi in fila per guardarla da fuori, fingendo di non essere complici.
L’arte doveva graffiare, ma qui da noi le hanno messo la museruola: e il guinzaglio lo tiene la politica.
Che disastro anzi, che vergogna!
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