giovedì 17 settembre 2026

Il Campo dei Miracoli

Ogni tanto mi tocca rispolverare la favola di Pinocchio, quindi signori miei: bentornati al Campo dei Miracoli! Ormai lo sapete tutti, no? La notizia è questa: il bollo auto, fino a 80 kW, è abolito… anzi no! È esentato… anzi, no, scusate: è sepolto...anche se solo per dodici mesi! E guarda caso, proprio quelli che ci accompagnano fino alle elezioni politiche del 2027! Un po’ come quel matto di The Donald, solo che lui ha promesso addirittura 5.000 dollari per ogni voto, perché si sa: il voto ha il suo prezzo e, pertanto si vede che qui da noi bastano le briciole, sic! In ogni caso, chiamiamolo col suo nome tecnico: "circonvenzione di incapace a motore", qui da noi: invece Oltreoceano semplicemente 'd’incapace e basta'. Il trucco è di una semplicità collodiana che farebbe commuovere persino il Gatto e la Volpe, cioè Giorgetti ti dice: "Fidati! Per un anno intero non paghi nulla! Fino a 80 kW! Devi solo seppellirlo lì e lasciarlo maturare…" E tu, Pinocchio-Italia dalla corona turrita di legno, ci credi, vedi il buchino, vedi il risparmio di 150 euro e così ti dimentichi di guardare cosa ti sta succedendo alle spalle. perché, nel frattempo, la Madre Cristiana ti ha già infilato nella tasca posteriore una pompa di benzina d’oro. Così tu guardi il buco, non guardi il display dove c'è scritto "Elezioni 2027 – 5 euro al litro." Perché il miracolo, come lo paghiamo? Semplice: togliendo lo sconto di 10 centesimi sulle accise del gasolio dal 5 ottobre, insomma: ti regalo 150 euro di bollo che non paghi per un anno e, intanto, ti aumento il costo del gasolio; l’albero degli zecchini è stato annaffiato direttamente col tuo serbatoio! E se osi dire che la faccenda ti puzza, be' la risposta è già pronta, in perfetto romanesco istituzionale: "Aho’, è odore de libertà fiscale: la nostra!" La loro, sì, perché la nostra unica libertà che cresce davvero in questo Campo dei Miracoli, è quella di prenderti per i fondelli ogni volta che c’è un’urna all’orizzonte, già! Nel 2027 non paghi il bollo, ma nel 2028 ripaghi il bollo, il gasolio aumentato e pure la buca dove l’avevi seppellito: caro elettore di cdx, ma vuoi mettere la soddisfazione?

martedì 15 settembre 2026

A ognuno il suo assessorato

A Modena la cultura è di prossimità: infatti, a volte basta una battuta per capire quanto può essere lunga la distanza tra una città e chi dovrebbe rappresentarla. Qualche giorno fa, davanti a Massimo Bottura, lo chef stellato che porta il nome di Modena in giro per il mondo, l’assessore al Commercio Paolo Zanca ha pensato bene di rompere il ghiaccio con una battuta sulla “pizza destrutturata”. Bottura non l’ha presa benissimo e, francamente, è difficile dargli torto, non tanto per la battuta di merda in sé, che potrebbe anche essere archiviata come una semplice uscita infelice, quanto per ciò che quella battuta racconta: la facilità con cui, anche davanti a una persona che ha fatto della cultura gastronomica modenese un linguaggio internazionale, si può ridurre tutto alla caricatura della “pizza destrutturata”. Poi è arrivato il secondo tempo della commedia, cioè lo stesso Bottura ha elogiato l’assessore alla Cultura Andrea Bortolamasi, sottolineando il valore del rapporto fra cibo, cultura, territorio e identità. E così ho dovuto rifare la vignetta: Bottura e Bortolamasi camminano tranquillamente a braccetto, mentre Zanca scivola proprio su quella famigerata pizza: una semplice gag? Certo, ma forse anche una metafora! Perché il commercio di prossimità si tutela anche conoscendo e valorizzando ciò che rende un territorio riconoscibile nel mondo e la cultura non è un ornamento da conferenza stampa: è una delle cose che fanno vivere una città, insieme alle sue botteghe, ai suoi ristoranti, ai suoi artigiani, ai suoi prodotti e alle persone che ogni giorno la raccontano. Bottura, nel frattempo, ha raccontato di avere a Casa Maria Luigia venti giornalisti arrivati dagli Stati Uniti e dal Canada per conoscere e degustare aceto balsamico e Parmigiano: vent’anni fa, forse, avremmo chiamato tutto questo semplicemente “promozione del territorio”, oggi potremmo chiamarlo 'cultura'; purché qualcuno non scivoli sulla pizza!

lunedì 14 settembre 2026

Kimi vince, la Formula 1 perde.

Gioia immensa per Kimi Antonelli e, contemporaneamente, dal vecchio vignettista… una certa rabbia! Perché Kimi ha vent'anni, è un fenomeno che sta mettendo in riga gente come Verstappen, Hamilton, Leclerc e Russell guidando praticamente la stessa macchina, e ormai il Mondiale è lì, a portata di mano; è italiano, è bolognese, è un ragazzo che sembra ancora stupito di quello che gli sta succedendo. Insomma, diciamolo: tifare Kimi è facile, il problema è tutto quello che gli abbiamo messo sotto il culo. Perché vedete, quella che sta vincendo Kimi è pur sempre la Formula 1, ok, ma è una Formula 1 che con quella di Fangio, di Gilles Villeneuve, di Senna ha ormai soltanto il nome: infatti una volta il pilota doveva avere il pelo sullo stomaco, cioè frenare cinque metri dopo l'avversario, entrare in curva con la macchina che sembrava volerti ammazzare, controllare un sovrasterzo a trecento all'ora e poi spalancare il gas prima dell'altro. Oggi devi sapere soprattutto quando... non accelerare! Devi gestire batteria, deployment, recupero, lift-and-coast, superclipping, modalità di sorpasso, mappe e chissà quanti altri cazzi elettronici che, probabilmente, fra qualche anno richiederanno una laurea in ingegneria energetica: persino in qualifica può capitare di dover rinunciare ad andare al massimo per recuperare energia! Pazzesco!! E allora viene da chiedersi: stiamo ancora guardando una corsa automobilistica o una gigantesca equazione con quattro ruote? Max Verstappen lo aveva capito prima degli altri, ergo già prima dell'arrivo delle nuove monoposto aveva messo in guardia dal rischio di troppo lift-and-coast, troppa gestione dell'energia e troppo poco andare semplicemente al limite: oggi definisce questa F1 “anti-racing” e la paragona, non proprio affettuosamente, a una Formula E dopata! Come non dargli torto? Perché un tempo guardavi un pilota come Gilles Villeneuve e pensavi: "Questo ha più manico", invece oggi guardi il volante e pensi: "Questo ha impostato meglio la mappa 17?", ed è questa la parte che mi fa rabbia. Perché Kimi il manico ce l'ha, eccome se ce l'ha! E proprio per questo avrei voluto vederlo combattere in una Formula 1 nella quale potessimo ancora capire, a occhio nudo, chi ha avuto il coraggio di frenare più tardi, cioè una Formula 1 nella quale il campione diventava campione perché aveva più pelo sullo stomaco degli altri e non perché aveva salvato 0,3 megajoule nell'ultimo settore! Kimi, insomma, merita tutto, è la Formula 1 che, forse, meriterebbe qualcosa di meglio. E mentre lo guardiamo avviarsi verso un titolo che potrebbe riportare un italiano sul tetto del mondo dopo Alberto Ascari, viene quasi da sorridere pensando all'assurdità della situazione: il ragazzino che dovrebbe rappresentare il ritorno del talento italiano nelle corse rischia di diventare campione del mondo di una disciplina nella quale, prima di chiederti di andare più forte, ti chiedono di non consumare troppa energia, sic! Forse è questa la vera beffa, insomma Kimi vince, noi siamo felicissimi, ma la Formula 1, quella che amavamo, forse ha già perso da un pezzo!

sabato 12 settembre 2026

A Modena si può dire tutto: basta non dirlo.

A Modena sono diventati talmente bravi a combattere gli stereotipi che ormai ne hanno costruiti di nuovi: infatti quello vecchio diceva che l’uomo è aggressivo e la donna è vittima. Ma ecco che quello nuovo è molto più raffinato: l’uomo può essere studiato, la donna va protetta anche dagli studi che non ci piacciono! Così nasce un convegno sull’aggressività femminile e, invece di aspettare che parlino psicologi, giuristi e studiosi, arriva subito il 'plotone d’esecuzione' del politicamente corretto: 'Non importa cosa diranno, importa che non avrebbero dovuto dirlo!' È una tecnica 'democratica' straordinaria: non devi più confutare un’idea, ma ti basta marchiare chi la esprime; quindi vai col "fuorviante", "pericoloso", "offensivo", "strumentalizzato" e oplà! Il problema è risolto! Del resto, se un argomento rischia di incrinare una narrazione politicamente comoda, perché mai sottoporlo al dibattito? Molto più semplice stabilire prima che non meriti nemmeno di essere ascoltato: il risultato è esilarante! Si organizzano convegni sulla libertà, sul dialogo, sulla cultura del confronto e sulla necessità di abbattere i pregiudizi, poi arriva qualcuno con un’idea scomoda e scopriamo che il confronto era previsto, ma solo ed esclusivamente con le 'idee autorizzate'! E allora, signori miei, lasciateci almeno una certezza: la violenza non ha genere, la libertà di parola, invece, pare di sì! O no?

venerdì 11 settembre 2026

La poltrona resta vuota

Tomaso Tommasi di Vignano ha guidato Hera dal 2002 al 2023: ventun anni, per chi come noi ha seguito l'inceneritore di Modena, è stato il volto, la voce, l'argine di ogni polemica. Non abbiamo mai condiviso la scelta di quell'impianto, e lo abbiamo disegnato in tutte le salse: era il nostro lavoro, ma era un confronto su un modello industriale, mai una questione personale. Oggi quella poltrona è vuota, l'uomo non c'è più, epperò l'inceneritore sì: è lì, fuma ancora! E il fumo, a guardarlo bene, continua a ricordarci le domande che per vent'anni abbiamo fatto e che restano aperte: che aria respiriamo? Che modello vogliamo? E chi paga il conto? Non è il giorno della battuta facile, è il giorno in cui una storia lunga si chiude, ma il tema no! Alla famiglia, le condoglianze.

lunedì 7 settembre 2026

Meglio tardi che Kimi

Lo ammetto, sono stato un cagnaccio: per anni ho disegnato la Ferrari, quando vinceva, quando perdeva, quando faceva una figura di merda e quando riusciva miracolosamente a non farla, insomma; Ferrari sempre, Cavallino ovunque, perchè la Ferrari è una fede. Punto. E nel frattempo, a un pugno di chilometri da Modena, c'era un ragazzino bolognese che correva e vinceva, ovverosia Kimi Antonelli: ma io niente, perché? Perché correva per la Mercedes. Che, per un vecchio vignettista modenese cresciuto a pane, motori e Cavallini rampanti, evidentemente era una colpa imperdonabile, ma poi oggi Kimi è partito diciannovesimo a Monza e ha vinto...meglio, non semplicemente vinto: è risalito dalla penultima fila fino al primo posto, ha battuto il compagno di squadra Russell e ha riportato un italiano sul gradino più alto di Monza dopo sessant'anni! Sessanta, poiché l'ultimo era stato Ludovico Scarfiotti, nel 1966. E allora, sì, lo ammetto mi sono commosso e subito dopo mi sono dato del cretino, perché mentre io aspettavo il Cavallino di Hamilton (su Carletto Leclerc, stendiamo un velo pietoso!) , a Modena e dintorni c'era un altro cavallo di razza che stava crescendo, e non era rosso: era bolognese! La cosa bella, però, è che questa storia non parla soltanto di Kimi, parla di suo padre Marco, di una famiglia che ha accompagnato quel ragazzino fin da quando era piccolo e parla soprattutto di un signore che, quando tutti potevano permettersi di aspettare e vedere, ha deciso di scommettere: Toto Wolff, il team manager della Mercedes, uno che Kimi lo ha guardato negli occhi e deve aver pensato, "ehi, questo ragazzo ha qualcosa!". E se c'è una cosa che nel mondo dello sport mi commuove più della vittoria, è proprio questa: qualcuno che riconosce un talento prima degli altri e decide di crederci, che è una cosa quasi antica, perché oggi siamo abituati ai talenti certificati, agli algoritmi, ai procuratori, alle statistiche, ai grafici, ai contratti e alle conferenze stampa dove tutti dicono che il futuro è dei giovani. Wolff, invece, a quanto pare ha semplicemente visto un ragazzo andare forte e ha detto: prendiamolo! Il resto lo ha fatto Kimi. Oggi a Monza, poi, è successo il miracolo che noi italiani adoriamo e contemporaneamente detestiamo, cioè ha vinto un italiano, ma con con una Mercedes e per qualche ora abbiamo scoperto una cosa sconvolgente: si può essere italiani anche senza avere un Cavallino sul cofano, persino io, che ho provato a disegnare la stella a tre punte, anche se la mia matita si è rifiutata. "Capo, ci ho provato" mi ha detto "ma mi viene sempre un Cavallino." Be', cosa volete che vi dica? Forse ha ragione lei, perché vedete, alla fine i motori sono una cosa, il talento è un'altra e oggi quel talento aveva un nome: Kimi. Quindi sì, caro Kimi, sono arrivato tardi, ma...meglio tardi che Kimi! E prometto che da oggi ti disegno, guarda, anche se guidi una Mercedes anzi, forse proprio per questo: perché oggi, a Monza, non ha vinto una Mercedes, ha vinto un ragazzo italiano e per una volta, cazzo, possiamo essere felici senza chiederci di che colore è la macchina! Vola, ragazzo, vola! perchè penso che un sogno così non ritorni mai più...

domenica 6 settembre 2026

Fondazione Modena. il buco è temporaneo, Tiezzi no!

Eh niente, a Modena funziona così: sparisce più di un milione di euro dei cittadini e qualcuno, invece di dimettersi e sparire, decide di restare! Il problema, evidentemente, non è la continuità, ma è capire di chi! I consiglieri comunali Paolo Ballestrazzi e Maria Grazia Modena chiedono conto e dimissioni, la risposta della Fondazione? Cambiare lo Statuto e allungare il mandato! Perché davanti a un buco di oltre un milione, si sa, la prima cosa da mettere in sicurezza non sono i soldi, è la poltrona. Del resto, la continuità va garantita: soprattutto quella del presidente, sic!