lunedì 26 ottobre 2026

Merced, nove anni per partorire un campione

Toto Wolff ci ha messo nove anni per ritrovare un pilota in grado di riportare la Mercedes sul tetto del mondo: nove anni con gli stessi uomini, gli stessi ingegneri e una struttura che, dopo l'era Hamilton, sembrava aver smarrito la formula magica! Poi arriva il bolognese Andrea Kimi Antonelli, vent'anni appena e, a suon di vittorie rimette tutti in riga: il talento, evidentemente, non si assembla in fabbrica e non si compra a peso d'oro, quando arriva, bisogna saperlo riconoscere e lasciarlo correre, vero Fred Vasseur? Wolff oggi fa la matrona orgogliosa, ma la domanda resta: ci sono voluti nove anni per costruire una nuova Mercedes vincente o è bastato trovare il figlio giusto? Mah, vallo a sapere, epperò intanto il povero Russell porta il vassoio, Kimi reclama altre vittorie e Toto può finalmente stappare lo champagne; titolo mondiale permettendo, naturalmente!

sabato 24 ottobre 2026

Per Milano, ordine dall'alto

Cinquecento soldati a Milano. no, perché, evidentemente, quando i giovani chiedono futuro, lavoro, pace, sanità e un pianeta abitabile, la prima urgenza è spiegargli chi comanda, o no Presidente Meloni? Sia chiaro: la sicurezza serve, nessuno vuole il caos in centro e i responsabili delle violenze devono risponderne, ma se il giorno dopo parliamo soltanto di vetrine sfondate e teppisti, dimenticando le ragioni per cui la gente è scesa in piazza, allora il gioco è fatto: i vetri rotti diventano il problema, mentre le vite che si rompono ogni giorno restano fuori campo. Eppure, invece di moltiplicare divise e manganelli, qualche risposta concreta avrebbe potuto dare un segnale ben più forte: un salario minimo legale; una tassazione seria degli extraprofitti bancari; il taglio delle accise sui carburanti, promesso in campagna elettorale. Non sono ricette miracolose, né risolverebbero tutto, ma sarebbero provvedimenti da discutere nel merito: non slogan da dimenticare dopo il voto! Perché governare non significa soltanto garantire l'ordine: significa anche affrontare le ragioni del malcontento, sennò si rischia di scambiare il silenzio delle piazze per consenso e la paura per stabilità. E così, mentre i giovani chiedono un futuro, il governo risponde con l'esercito, dalle parole ai fatti, dunque: peccato che i fatti, per ora, indossino la divisa, mentre le promesse elettorali siano ancora disperse in zona Cesarini. O no?

giovedì 22 ottobre 2026

Tutti alla festa di Cinzia

C'è chi festeggia con la torta e chi con la ruspa: Matteo Salvini arriva alla festa di Cinzia Franchini con il suo attrezzo preferito, quello che, nella propaganda, serve a spianare i problemi senza necessariamente risolverli! Peccato che stavolta sulla strada ci siano i TIR: il gasolio costa, i margini si assottigliano e le imprese non campano d'aria, pacche sulle spalle e promesse ministeriali! E mentre i signori dell'Albo, aggrappati alla ruspa come passeggeri clandestini della politica, gridano "Dagli alla ribelle!", Cinzia Franchini, presidente di Ruote Libere, festeggia il compleanno nel modo meno gradito ai suoi avversari: ricordando che gli autotrasportatori non sono una categoria da convocare, rassicurare e poi rispedire in strada a pagarsi i conti. Perché Ruote Libere nasce proprio da questa frattura: dalla distanza tra chi macina chilometri e chi pretende di rappresentarlo nei palazzi e quando la protesta sfugge al controllo delle sigle tradizionali, ecco che undici associazioni invocano il governo Meloni per rimuovere i presidi nel Sud Italia, ed è curioso che non riuscendo a spegnere la rabbia, qualcuno vorrebbe almeno spegnere chi la manifesta. Certo, la legalità va rispettata e le violenze non sono giustificabili, ma una cosa è far rispettare la legge, un'altra è invocare lo sgombero perché una protesta autonoma mette in discussione il monopolio della rappresentanza. La domanda resta: se le ragioni della protesta sono state risolte, perché c'è ancora chi protesta? E chi può decidere, al posto dei camionisti, che le promesse del governo siano sufficienti? La rappresentanza non è una proprietà privata e una fotografia con un ministro non riempie il serbatoio. Buon compleanno, Cinzia! La torta è tua, ma la battaglia è quella di tanti autotrasportatori che chiedono risposte, non padrini: e il conto, come sempre, rischia di pagarlo chi sta al volante.

domenica 18 ottobre 2026

Perché non c'è due senza tre...

Cara consigliera Ferrari, davvero il problema sono i titoli dei giornali? No, perché io la vedo già, quella ruspa in movimento, con lei alla guida, intenta a travolgere la redazione modenese de La Pressa, con Giuseppe Leonelli, Cinzia Franchini e Gianni Galeotti sotto i cingoli! "Smantellare, io? Ma come vi viene in mente di scriverlo?!", ecco la battuta è del vecchio vignettista comunista, ma la polemica, invece, è reale! Ferrari, se ho ben capito lei ha contestato un titolo sul futuro del Policlinico, sostenendo che le siano state attribuite parole mai pronunciate: ok, se un titolo travisa una dichiarazione, è giusto contestarlo, ergo la libertà di stampa non è una licenza di manipolare. Ma vede, c'è una questione che viene prima delle virgolette: che cosa accadrà davvero al Policlinico, dottoressa Ferrari? Quali reparti resteranno? Quali attività saranno trasferite a Baggiovara? E con quali conseguenze per i cittadini? Mentre si discute di titoli e di libertà di stampa, il destino dell'ospedale attende risposte concrete, pertanto credo che una consigliera regionale ha tutto il diritto di contestare i giornalisti, epperò i cittadini hanno altrettanto diritto di conoscere la sua posizione sul progetto. Nella nostra vignetta la ruspa porta il marchio di Salvini-caterpillar, una licenza poetica, naturalmente: demolire è facile, soprattutto quando a finire sotto i cingoli è chi racconta la demolizione! Cara consigliera, meno lezioni di titolazione e più risposte sul futuro della sanità: perché un titolo si corregge, un reparto smantellato, invece, non si ricostruisce con una dichiarazione indignata.

venerdì 16 ottobre 2026

Il grande risucchio

A Modena il riordino sanitario funziona a gonfie vele: il Policlinico viene aspirato, Baggiovara si gonfia e la Cucchiarini si occupa del travaso! Il tutto, assicura Mezzetti, in modo 'partecipato': non dai pazienti, evidentemente, giacché quelli vengono risucchiati insieme a barelle, flebo, medici e… a tutto il Policlinico! E se Baggiovara scoppia? Si convocherà una conferenza stampa per spiegare che... il 'pallone' era previsto dal progetto! In fondo, quando si governa la sanità col tubo dell'aspirapolvere, il problema non è ciò che si svuota, ma dove va a finire tutta quella roba lì.

mercoledì 14 ottobre 2026

Il Policlinico si sposta: i cittadini si adeguino!

A Modena si discute del futuro del Policlinico, di un nuovo polo a Baggiovara e di 550 milioni di euro, ma c’è un dettaglio che disturba il manovratore: i cittadini. I cittadini, ovvero coloro i quali pagano, aspettano (molto!), si curano: quelli che, a quanto pare, possono tranquillamente essere esclusi dalle decisioni e informati a giochi fatti! Eh, già, si potrebbe dire, a questo punto che , sì la sanità è pubblica, ma la decisione sembra privata: infatti nei palazzi si disegnano mappe, si fanno i conti e si annunciano strategie, mentre fuori, chi vive questa sanità ogni giorno sulla propria pelle, resta a guardare, come se il parere dei cittadini fosse inutile e/o un fastidioso intralcio burocratico. La parola magica è sempre la stessa: 'razionalizzare', ma il Policlinico è davvero un doppione? E un pronto soccorso senza le specialità necessarie può essere considerato un vero ospedale? Prima di spendere 550 milioni, qualcuno spieghi perché questa trasformazione sarebbe necessaria, quali servizi resteranno e chi ne pagherà le conseguenze, altrimenti, più che programmazione sanitaria, sembra una lezione di vecchio potere: si decide nelle stanze, si comunica ai sudditi, si pretende obbedienza. Punto. Ma i modenesi non sono sudditi e la sanità pubblica non è proprietà di chi governa. O no?

lunedì 12 ottobre 2026

Davvero?

Andrea Kimi Antonelli arriva sul podio di Singapore dopo un weekend in cui la sua Mercedes sembrava avere più problemi del mio naftone: freni capricciosi, pedale sospetto, liquidi misteriosi nell'abitacolo, caldo, track limits… Insomma, mancava soltanto che gli chiedessero di cambiare le gomme con un cric in mano: eppure è arrivato terzo. Terzo! Poi, nell'intervista finale, Jenson Button gli dice in diretta TV che ad Austin potrebbe già vincere il Mondiale e Kimi lo guarda con l'espressione di chi ha appena scoperto che il conto al ristorante lo paga qualcun altro: "Davvero?". Ecco, quel "davvero?" vale più di mille dichiarazioni da campione. Perché, vedete, nel frattempo il circo mediatico ha già fatto i conti, assegnato titoli, preparato celebrazioni e probabilmente commissionato la statua a qualche artista famoso! Lui, invece, sembra ancora impegnato a capire perché la macchina non frenasse: insomma, a sentire certi racconti, ha praticamente corso senza freni! Ed è questa la differenza tra un ragazzo che guida e un sistema che ha bisogno di trasformare ogni talento in un fenomeno, ogni risultato in un'impresa epocale e ogni classifica in una sentenza definitiva. Naturalmente, il Mondiale non è ancora vinto, ma vedete, nell'epoca in cui sembra contare più il software del pilota, dove tutto deve essere consumato prima ancora di accadere, be', anche un campionato del mondo può diventare una notizia vecchia prima della bandiera a scacchi! Kimi, per favore, continua a fare quello che sai fare, guida, perché alle corone, alle profezie e alle dirette televisive, lasciamole gli altri: che almeno uno, in Formula 1, abbia ancora il buon senso di chiedersi: "Davvero?"