domenica 2 agosto 2026
Ore 10:25
Da 46 anni l’orologio è fermo, ma non per guasto: per rispetto e per ricordarci che certe lancette non si rimettono più in moto.
E da 46 anni c’è chi strofina, con lo spazzolone, col detersivo, con le commemorazioni, con le commissioni. Strofina sulla memoria, strofina sulla coscienza, ma le macchie restano, quali? Quelle di sangue delle 85 vittime le ha viste tutti, invece quelle altro tipo... beh, quelle le vedono solo quelli che hanno il coraggio di guardare.
Ogni anno lo stesso rito: fiori, discorsi, "mai più" e l’acqua nel secchio diventa sempre più torbida.
L’orologio è stanco, suda e ogni 2 agosto ripete la stessa frase, a bassa voce: "Dopo 46 anni... ancora non vengono via".
Forse il problema non sono le macchie, forse è che a qualcuno fa comodo che restino lì.
"2/8/1980 – 2/8/2026": e siamo ancora alle ore 10.25!
venerdì 31 luglio 2026
Silenzio
C'è un silenzio che non si tocca: è quello dei figli, di un marito; è quello di un angelo di marmo che piange su una lapide.
Poi c'è il rumore: quello della piazza, dei megafoni di destra e di sinistra; quello della politica del nulla che, quando non ha idee, occupa perfino le bare.
Così all'angelo non è rimasto che mettersi le cuffie per non sentire più niente, ma perché il rispetto non fa audience, il dolore sì.
Ognuno tragga le proprie conclusioni.
Bon, e anche oggi ho fatto il mio dovere.
giovedì 30 luglio 2026
La grazia e il silinzio
Fauci ha scelto, ergo ha scelto di salvarsi la libertà materiale con la 'grazia preventiva' del suo compagno di merenda Catetere Biden: ha scelto di salvarsi il culo con il Quinto Emendamento. Punto.
Due scelte legittime sia chiaro legittime ed inattaccabili: eppure entrambe dicono la stessa cosa, ovvero non parlerà.
In questo modo ha salvato il suo futuro, ma ha definitivamente rinunciato alla possibilità di convincere l’opinione pubblica della sua totale buona fede.
Quindi, signori miei da oggi non ci saranno più spiegazioni, ma ci saranno solo deduzioni: geniale!
Pertanto ognuno tragga le proprie conclusioni: e ai posteri l'ardua sentenza!
Così è se vi pare.
domenica 26 luglio 2026
Fisco & cannoni, ovvero la 'dieta sovrana'
La vera verità è che l'economia italiana è un malato terminale, ma ehi! Per fortuna il Governo ha trovato la cura definitiva: l'eutanasia finanziaria!
Mentre gli automobilisti guardano il prezzo del gasolio come un condannato osserva la ghigliottina, l'esecutivo non tradisce le promesse sulle accise: semplicemente le reinventa.
Nasce così la "Sovranità del Serbatoio", ergo se gli italiani non possono più permettersi il pieno, nessuno si muove. E se nessuno si muove, le frontiere sono automaticamente al sicuro! Altro che esercito: basta un... distributore!
Nel frattempo, mentre il Paese discute dell'ennesima polemica di giornata, il fisco continua a infilare la mano nelle tasche dei cittadini con la precisione di un chirurgo ubriaco: l'economia si ferma, i consumi crollano, le imprese arrancano, ma c'è un lato positivo; moriremo di fame, sì, epperò sarà una fame sovrana, autarchica e rigorosamente 100% Made in Italy. Anvedi ahò!
sabato 25 luglio 2026
La libertà...a giorni alterni!
L'Emilia-Romagna approva una legge sul suicidio medicalmente assistito e il dibattito esplode: da una parte chi grida allo scandalo, dall'altra chi rivendica il sacrosanto diritto all'autodeterminazione: "Nessuno ti obbliga, lascia scegliere gli altri!".
Un principio difficile da contestare, se non fosse che, in questo Paese, la libertà sembra avere una curiosa caratteristica: entra ed esce dalla Costituzione a seconda dell'argomento del giorno.
C'è stato un periodo in cui pronunciare le parole "libertà di scelta" equivaleva quasi a un reato d'opinione e se ti azzardavi a mettere in discussione un trattamento sanitario, venivi dipinto come un irresponsabile sociale, un sorcio no-vax, se non peggio; oggi, invece, la libertà individuale torna improvvisamente a essere un valore assoluto e intoccabile!
Forse il problema non è la legge sul suicidio assistito, forse il problema è l'incredibile elasticità con cui certa politica e certa opinione pubblica applicano i propri principi: rigidissimi quando la scelta è quella degli altri, liberali quando coincide con la propria.
La coerenza è diventata una specie protetta, molto più rara del coraggio di affrontare temi eticamente laceranti senza trasformarli in una guerra di tifoserie.
E mentre il dibattito si divide tra chi invoca Dio e chi rivendica la libertà assoluta, la sanità continua a fare i conti con liste d'attesa interminabili, pronto soccorso in affanno e bilanci sempre più fragili.
È in questo cortocircuito che la satira trova il suo spazio: non per ridere della sofferenza o della morte, ma per ricordare che una società davvero civile dovrebbe fare di tutto per offrire alle persone una vita dignitosa, prima ancora di discutere su come accompagnarne la fine
venerdì 24 luglio 2026
Essere lontani dal dolore che uno ha
Allora, ci sono errori che si correggono con una telefonata, altri con un comunicato: e poi ci sono quelli che rivelano qualcosa di più profondo.
Monica Esposito ha lottato per oltre due mesi, fino all'ultimo respiro. Una famiglia ha vissuto sessantotto giorni sospesa tra speranza e disperazione: personalmente sarebbe bastato leggere un nome, una storia, una cartella clinica...invece, no!
Il cordoglio parte in automatico: si cerca l'ambasciata addirittura prima della persona! Il (famigerato) protocollo prima del dolore, la burocrazia prima della verità: è il paradosso della politica contemporanea, cioè comunicare tutto, ma comprendere poco-poco.
Perché il problema non è una nazionalità sbagliata, semmai il problema (e ben più grave) è che, quando il cordoglio diventa un riflesso condizionato, anche una tragedia finisce per essere trattata come una pratica da sbrigare!
E allora la domanda non è se sia stata una gaffe, la domanda purtroppo è un'altra: "Ehi, Governatore: quanto bisogna essere lontani dal dolore per sbagliare perfino il destinatario delle condoglianze? Chiedo per un amico."
mercoledì 22 luglio 2026
L'Italia, il Paese sulle ginocchia (e sul collo)
Vent'anni, ci sono voluti vent'anni dal corpo spezzato di Federico Aldrovandi a Ferrara, per aggiornare il manuale della "sicurezza": il grande salto evolutivo del 2026? Lo spray al peperoncino! La tecnologia avanza, epperò le domande restano ferme.
A Roma il governo è impegnato a sfornare nuovi decreti sulla sicurezza: peccato che la sicurezza, senza una cultura dei diritti, rischi di trasformarsi nell'ennesima parola svuotata e riempita di manganelli.
Siamo un Paese che non trova medici, ma trova sempre i soldi per nuovi strumenti di repressione, un Paese che annaspa tra debito, salari da fame e giovani in fuga, ma ritrova improvvisamente tutta la sua forza quando c'è da mostrare i muscoli con l'ultimo disgraziato.
'Forti con i deboli, deboli con i forti', un classico italiano che non passa mai di moda.
Intanto la politica recita la sua parte: da un lato chi invoca "ordine" per nascondere il disordine che governa; dall'altro chi trasforma ogni piazza in una tifoseria permanente.
Benvenuti nell'Italia del 2026: un Paese dove la velocità della giustizia divide ancora gli italiani; c'è quella che arriva in ritardo, e poi c'è quella che, qualche volta... arriva troppo presto! O no?
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