venerdì 13 marzo 2026
Zerbino patriottico
C’è stato un tempo in cui la parola sovranità significava qualcosa di più di uno slogan urlato nei comizi: un tempo in cui i governi, almeno ogni tanto, provavano a far credere di avere una spina dorsale.
Oggi invece la politica estera italiana sembra ridotta a un complemento d’arredo: lo zerbino!
No, non quello davanti alla porta di casa nostra, ma quello davanti alla porta di qualcun altro...
Nel frattempo la guerra si allarga, i bombardamenti si moltiplicano e il mondo scivola verso l’ennesima follia geopolitica e forse la terza guerra mondiale!
Ma da Roma non arriva una parola chiara, un sussulto, un dubbio: solo silenzio, prudenza, e quella postura un po’ curva, tipica di chi teme di disturbare il padrone di casa.
La cosa curiosa è che tutto questo viene raccontato come orgoglio nazionale, come fedeltà agli alleati, oppure come difesa dell’Occidente: in realtà assomiglia molto di più alla manutenzione di un tappeto.
E mentre qualcuno si pulisce le scarpe sulla geopolitica italiana, lo zerbino sorride e sussurra con un filo di voce: "Mio padre non sarebbe molto orgoglioso di me…" ...ma gli alleati sì! O no?
mercoledì 11 marzo 2026
La manutenzione della Giustizia del governo Meloni
Beati i furbi, ma soprattutto i goffi!
Carlo Nordio sega le gambe alla Giustizia, Giorgia Meloni fa il tifo perché “non si sporchi troppo il pavimento”, e la pasionaria Giusy Bertolozzi della Lega dà fuoco alla Costituzione della Repubblica Italiana urlando: “Togliamo di mezzo la Giustizia!”
Persino Matteo Renzi, che nel 2016 ci mise la faccia, avrebbe applaudito alla sceneggiata. Perché la sensazione è che, tra proclami dimenticati, leggi strappate e “seghe” politiche, ogni promessa di riforma finisca per trasformarsi nel miglior spot per il… NO.
La morale? Quando la politica prova a riformare con goffaggine, incompetenza e — ammettiamolo — una certa furbizia, viene da pensare alle parole del magistrato Nicola Gratteri: alla fine, probabilmente voteranno NO le persone oneste.
Per il SÌ, invece, voteranno indagati, imputati, massonerie deviate e centri di potere vari, che con una giustizia davvero efficiente avrebbero vita un po’ più complicata.
Così è, se vi pare.
martedì 10 marzo 2026
Scurdammoce o' passato...?
Dopo sei anni ecco a voi il nuovo contagio post-pandemico: la “riconciliazione a comando”!
Non basta aver chiuso il Paese, militarizzato i funerali, trasformato i cittadini in codici QR e sottoposto la popolazione a una roulette russa vaccinale: ora dobbiamo anche abbracciare chi ci ha spiato, insultato e indicato come untori.
La politica e il mainstream sorridente e rassicurante, brandisce la morale della pace civile come fosse un cloroformio: “perdoniamoci a vicenda”, sembra dire, mentre io mi chiedo se sia un invito o un nuovo tentativo di anestetizzare la memoria.
I sorci della libertà di scelta non dimenticano: le ambulanze di notte, le strade fantasma, i balconi pieni di canzoni e applausi spontanei, sì, ma anche l’odio civile, le liste dei proscritti, le “classi di cittadini” divisi tra buoni e cattivi. Tutto questo non sparisce perché qualcuno sorride in TV o agita un manifesto di riconciliazione.
E così la pandemia non ci ha solo insegnato il valore di un abbraccio, ma anche quanto siano abili certi politici nel trasformare la colpa in applauso e l’ingiustizia in selfie.
Perché alla fine, nel grande show della memoria selettiva, la vera lotta non è contro il virus: è contro chi vorrebbe farci dimenticare di averlo subito. O no?
lunedì 9 marzo 2026
Restituire la moneta
La storia è semplice: il sindaco Massimo Mezzetti, prima riceve Francesca Albanese, poi si pente.
Oh, succede, ergo la politica moderna è fatta così: prima la foto, poi il rimorso, infine la retromarcia!
Solo che stavolta c’è un piccolo inconveniente: la relatrice speciale delle Nazioni Unite, Francesca Albanese, la moneta non la vuole più, ma La restituisce: dice che servirà più al sindaco che a lei, tradotto; tenetevi pure il metallo, io mi tengo la coscienza.
Nel frattempo il mondo continua a girare al contrario: da una parte chi denuncia violazioni e diventa improvvisamente “troppo poco sobrio”, dall’altra il grande club internazionale dei moralisti con le mani sporche: Donald Trump che predica ordine mondiale tra un dossier e l’altro, e Benjamin Netanyahu che distribuisce lezioni di diritto internazionale come fossero volantini.
In mezzo c’è la politica locale, che fa quello che sa fare meglio: spostarsi di lato quando la storia passa.
Alla fine la scena è perfetta: la moneta torna indietro, il sindaco resta con il souvenir e il resto del mondo continua a sporcarsi le mani.
Morale della favola: la coscienza pesa sempre più dell’argento, ed è per questo che molti politici preferiscono tenersi l’argento! Amen.
venerdì 6 marzo 2026
Attaccata al culo di Trump
C’è chi guida e chi si attacca al culo del potente.
Pedro Sánchez, toro europeo, non solo prende atto della tempesta internazionale, ma guida la nave dell’Europa con occhi lucidi, timone saldo e corna ben piantate: lui sa dove andare, governa con i conti fermi al 2023 mentre il debito scende, il Pil corre, autonomia strategica, prezzi del carburante sotto controllo, un popolo che può contare sulla propria leadership.
Dietro, invece, c’è la madre cristiana, meglio, la burattina più famosa d’Italia, legata da fili invisibili a Trump, vola in aria: “Ahò, evvabbé… a cosa?”, borbotta, confusa e subordinata, incapace di prendere una decisione senza consultare l’ombra americana.
Il Belpaese naviga così: senza nocchiere, in balia di chi pensa di decidere per lei, mentre l’Europa accelera, lucida e concreta.
Ecco la differenza tra chi fa politica pensando al popolo e chi anchez governa con i conti fermi al 2023 mentre il debito scende, il Pil corre del potente di turno.
giovedì 5 marzo 2026
La madre cristiana
Ho fatto un incubo: c’era una volta la civiltà cristiana, pregava molto, ma bombardava anche: nel nuovo presepe occidentale la madonna tiene in braccio la bambina iraniana, mentre sopra di loro passano i missili; non è ipocrisia, semmai è divisione dei compiti.
Qualcuno invoca Dio, qualcun altro preme il pulsante, i più moderni addirittura cavalcano i missili come al rodeo: Donald Trump dietro,
Benjamin Netanyahu davanti e la Mietitrice che guida il mezzo.
Sotto, tra le macerie, resta il presepe rotto e, va be', la solita frase: “pace in terra”!
Ma tranquilli, la fede non manca: basta che il lavoro sporco lo faccia qualcun altro. Amen
mercoledì 4 marzo 2026
Ha stato Putin
C’è chi governa un Paese e chi governa una storia: e quando la storia diventa più importante della realtà, non è leadership, è propaganda. Punto.
La madre cristiana ci rassicura: il caos mondiale, secondo lei nasce tutto da un puntino sulla cartina, con un colpevole unico, universale, telecomandato.
Signori miei, è o non è una teoria comoda, lineare, quasi da libro illustrato? Abbiamo il cattivo globale e l'effetto domino: fine dell’analisi. Applausi!
Peccato che l’Italia non viva nei comunicati stampa, ergo: crescita al lumicino, salari fermi da trent’anni, servizi che arrancano e giovani che se ne vanno dal Belpaese.
Però noi parliamo di ordine internazionale, con tono solenne, e mentre navi e aerei americani sono davanti all’Iran in assetto da guerra, il suo ministro della Difesa...va in vacanza a Dubai; strategia balneare, forse?
Altrove — vedi la Spagna di Pedro Sánchez — almeno si prova a contrattare, invece qui si alza il volume quando parlano altri: no, non è atlantismo, è ripetere a pappagallo ciò che suggerisce il padrone con quel buffo ciuffo biondo!
“Difendiamo il diritto internazionale!”, dice lei: giustissimo! Ma, cara madre cristiana, il diritto internazionale non è un interruttore, che pigi ON quando conviene, oppure OFF quando disturba, ergo: non è un gadget da conferenza stampa.
Cari signori miei, ma soprattutto voi del cdx, cari camerati, vedete qui la questione è una e una sola: no, spiace ma non è Vladimir Putin, né tantomeno Washington: è la statura... politica! Se ogni crisi diventa riflesso condizionato, se ogni invio è “inevitabile”, se ogni scelta è “doverosa”, allora non stai guidando un Paese: stai chiedendo fede. Incondizionata. E la fede cieca non è patriottismo, ma è infantilizzazione, sappiatelo!
Il mondo è complesso, l’Italia è fragile e le favole saranno pure rassicuranti, già: ma la realtà, invece e prima o poi presenta il conto. Si salvi chi può!
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