domenica 26 luglio 2026

Fisco & cannoni, ovvero la 'dieta sovrana'

La vera verità è che l'economia italiana è un malato terminale, ma ehi! Per fortuna il Governo ha trovato la cura definitiva: l'eutanasia finanziaria! Mentre gli automobilisti guardano il prezzo del gasolio come un condannato osserva la ghigliottina, l'esecutivo non tradisce le promesse sulle accise: semplicemente le reinventa. Nasce così la "Sovranità del Serbatoio", ergo se gli italiani non possono più permettersi il pieno, nessuno si muove. E se nessuno si muove, le frontiere sono automaticamente al sicuro! Altro che esercito: basta un... distributore! Nel frattempo, mentre il Paese discute dell'ennesima polemica di giornata, il fisco continua a infilare la mano nelle tasche dei cittadini con la precisione di un chirurgo ubriaco: l'economia si ferma, i consumi crollano, le imprese arrancano, ma c'è un lato positivo; moriremo di fame, sì, epperò sarà una fame sovrana, autarchica e rigorosamente 100% Made in Italy. Anvedi ahò!

sabato 25 luglio 2026

La libertà...a giorni alterni!

L'Emilia-Romagna approva una legge sul suicidio medicalmente assistito e il dibattito esplode: da una parte chi grida allo scandalo, dall'altra chi rivendica il sacrosanto diritto all'autodeterminazione: "Nessuno ti obbliga, lascia scegliere gli altri!". Un principio difficile da contestare, se non fosse che, in questo Paese, la libertà sembra avere una curiosa caratteristica: entra ed esce dalla Costituzione a seconda dell'argomento del giorno. C'è stato un periodo in cui pronunciare le parole "libertà di scelta" equivaleva quasi a un reato d'opinione e se ti azzardavi a mettere in discussione un trattamento sanitario, venivi dipinto come un irresponsabile sociale, un sorcio no-vax, se non peggio; oggi, invece, la libertà individuale torna improvvisamente a essere un valore assoluto e intoccabile! Forse il problema non è la legge sul suicidio assistito, forse il problema è l'incredibile elasticità con cui certa politica e certa opinione pubblica applicano i propri principi: rigidissimi quando la scelta è quella degli altri, liberali quando coincide con la propria. La coerenza è diventata una specie protetta, molto più rara del coraggio di affrontare temi eticamente laceranti senza trasformarli in una guerra di tifoserie. E mentre il dibattito si divide tra chi invoca Dio e chi rivendica la libertà assoluta, la sanità continua a fare i conti con liste d'attesa interminabili, pronto soccorso in affanno e bilanci sempre più fragili. È in questo cortocircuito che la satira trova il suo spazio: non per ridere della sofferenza o della morte, ma per ricordare che una società davvero civile dovrebbe fare di tutto per offrire alle persone una vita dignitosa, prima ancora di discutere su come accompagnarne la fine

venerdì 24 luglio 2026

Essere lontani dal dolore che uno ha

Allora, ci sono errori che si correggono con una telefonata, altri con un comunicato: e poi ci sono quelli che rivelano qualcosa di più profondo. Monica Esposito ha lottato per oltre due mesi, fino all'ultimo respiro. Una famiglia ha vissuto sessantotto giorni sospesa tra speranza e disperazione: personalmente sarebbe bastato leggere un nome, una storia, una cartella clinica...invece, no! Il cordoglio parte in automatico: si cerca l'ambasciata addirittura prima della persona! Il (famigerato) protocollo prima del dolore, la burocrazia prima della verità: è il paradosso della politica contemporanea, cioè comunicare tutto, ma comprendere poco-poco. Perché il problema non è una nazionalità sbagliata, semmai il problema (e ben più grave) è che, quando il cordoglio diventa un riflesso condizionato, anche una tragedia finisce per essere trattata come una pratica da sbrigare! E allora la domanda non è se sia stata una gaffe, la domanda purtroppo è un'altra: "Ehi, Governatore: quanto bisogna essere lontani dal dolore per sbagliare perfino il destinatario delle condoglianze? Chiedo per un amico."

mercoledì 22 luglio 2026

L'Italia, il Paese sulle ginocchia (e sul collo)

Vent'anni, ci sono voluti vent'anni dal corpo spezzato di Federico Aldrovandi a Ferrara, per aggiornare il manuale della "sicurezza": il grande salto evolutivo del 2026? Lo spray al peperoncino! La tecnologia avanza, epperò le domande restano ferme. A Roma il governo è impegnato a sfornare nuovi decreti sulla sicurezza: peccato che la sicurezza, senza una cultura dei diritti, rischi di trasformarsi nell'ennesima parola svuotata e riempita di manganelli. Siamo un Paese che non trova medici, ma trova sempre i soldi per nuovi strumenti di repressione, un Paese che annaspa tra debito, salari da fame e giovani in fuga, ma ritrova improvvisamente tutta la sua forza quando c'è da mostrare i muscoli con l'ultimo disgraziato. 'Forti con i deboli, deboli con i forti', un classico italiano che non passa mai di moda. Intanto la politica recita la sua parte: da un lato chi invoca "ordine" per nascondere il disordine che governa; dall'altro chi trasforma ogni piazza in una tifoseria permanente. Benvenuti nell'Italia del 2026: un Paese dove la velocità della giustizia divide ancora gli italiani; c'è quella che arriva in ritardo, e poi c'è quella che, qualche volta... arriva troppo presto! O no?

martedì 21 luglio 2026

20 luglio

La parte peggiore del mestiere del vignettista? Accorgersi che, ogni tanto, basta cambiare la data, purtroppo! Venticinque anni fa disegnavo una vignetta su piazza Alimonda, oggi ne disegno un'altra: stesso tavolo, stessa matita, stessa domanda: perché? Poi apro i social, ed ecco il capolavoro della nuova educazione civica: "Se fai il bravo e buono, non ti succede niente." Davvero? Allora le garanzie costituzionali non servono più, cioè le sostituiamo con la pagella di condotta: chi prende dieci ha dei diritti, gli altri si arrangino! La cosa più inquietante non è leggere queste frasi, ma è vedere quanta gente le considera 'normali', perché il fatto, al momento, è uno solo: c'è un uomo morto durante un intervento delle forze dell'ordine... tutto il resto è tifo. Le democrazie non muoiono soltanto quando il potere diventa arrogante, muoiono anche quando i cittadini smettono di pretendere che quel potere risponda delle proprie azioni. Ed ecco perché la satira continua a rompere le scatole, perché ha un vizio che il potere non sopporta: la memoria!

lunedì 20 luglio 2026

Olé!

Il calcio è l'oppio dei popoli: novanta minuti durante i quali un intero Paese dimentica disoccupazione, inflazione e tagli alla sanità, ma la finale di New York ci ha regalato qualcosa di molto più raro di una Coppa del Mondo: un miliardario rimesso al suo posto. Sul podio salgono i campioni della Spagna, ma, come da copione, ecco spuntare anche Donald Trump, imbucato di lusso, accompagnato dal maggiordomo della FIFA, Gianni Infantino, sempre pronto a stendere il tappeto rosso davanti al potente di turno. Perché oggi funziona così: la coppa la vincono i calciatori, ma l'inquadratura appartiene ai miliardari; epperò peccato che, stavolta, il copione si sia inceppato! Qualcuno ha avuto l'impudenza di ricordare a Trump una regola semplicissima: nella foto dei campioni ci stanno solo i campioni; gli altri si spostano. Sembra una banalità, ma in un'epoca in cui politici, imprenditori e cortigiani fanno a gara per lucidare le scarpe al capo più rumoroso del momento, vedere qualcuno che non si piega ha quasi il sapore della rivoluzione. Trump continuerà a minacciare dazi, a distribuire insulti e a comportarsi come il gangster meglio pettinato del pianeta, ma c'è una cosa che non si compra né con i miliardi, nè con il potere: il diritto di trasformare ogni palcoscenico nel proprio salotto! Ieri sera la Spagna ha alzato la Coppa del Mondo, ma il trofeo più bello è stato un altro: ricordare al resto del mondo che davanti al potente di turno non è obbligatorio inginocchiarsi, no proprio (eh, Giorgia?); soprattutto se il potente si comporta da gangster. Olé!

venerdì 17 luglio 2026

Il pompiere col fiammifero

Dunque, personalmente solo nelle comiche avevo visto un tizio approvare un provvedimento il lunedì e lo stesso tizio guidare la protesta contro quel provvedimento il venerdì. Che dire? Ci troviamo di fronte a un caso patologico? Oppure è il solito "miracolo" della memoria... selettiva? Si, avete ragione: in fondo è la stessa cosa! Insomma, quando si vota nessuno ricorda; quando, ahinoi, arrivano le bollette, tutti scoprono all'improvviso di essere dalla nostra parte, quella dei cittadini. È sconsolante vedere come la politica moderna non governi più le decisioni, ma le reazioni: prima alza la mano, poi alza la voce; prima firma, poi, indignata, chiede di "fare chiarezza"! Cioè... No, davvero: da vignettista non ho paura di dirlo, ma il problema è che, a questo punto, il lavoro sporco non lo fa più il vignettista: basta raccontare i fatti, dove è oramai un eterno teatrino con il protagonista che interpreta contemporaneamente il colpevole, il testimone, il soccorritore... e perfino il ribelle! La scena è surreale: il piromane corre con la pompa dei pompieri, mentre i cittadini lo applaudono perché, in fondo, qualcuno l'acqua la sta pur portando; epperò peccato che l'odore di benzina sia ancora nell'aria! Se davvero gli aumenti erano inevitabili allora, cari amministratori abbiate almeno il coraggio di rivendicarli e di spiegarli, ma se erano sbagliati, perché approvarli? L'indignazione è una cosa seria, dico non può diventare l'ultimo reparto dell'ufficio marketing! Perché, vedete, cari amministratori, il cittadino può anche dimenticare una promessa, ma difficilmente dimentica una bolletta! E quando vede chi ieri votava e oggi protesta, il dubbio gli viene: eccome se gli viene! Anzi, a quel punto il dubbio lascia il posto a una domanda molto più semplice: ma il pompiere... dov'era quando qualcuno accendeva il fiammifero?