lunedì 14 settembre 2026
Kimi vince, la Formula 1 perde.
Gioia immensa per Kimi Antonelli e, contemporaneamente, dal vecchio vignettista… una certa rabbia!
Perché Kimi ha vent'anni, è un fenomeno che sta mettendo in riga gente come Verstappen, Hamilton, Leclerc e Russell guidando praticamente la stessa macchina, e ormai il Mondiale è lì, a portata di mano; è italiano, è bolognese, è un ragazzo che sembra ancora stupito di quello che gli sta succedendo.
Insomma, diciamolo: tifare Kimi è facile, il problema è tutto quello che gli abbiamo messo sotto il culo.
Perché vedete, quella che sta vincendo Kimi è pur sempre la Formula 1, ok, ma è una Formula 1 che con quella di Fangio, di Gilles Villeneuve, di Senna ha ormai soltanto il nome: infatti una volta il pilota doveva avere il pelo sullo stomaco, cioè frenare cinque metri dopo l'avversario, entrare in curva con la macchina che sembrava volerti ammazzare, controllare un sovrasterzo a trecento all'ora e poi spalancare il gas prima dell'altro.
Oggi devi sapere soprattutto quando... non accelerare! Devi gestire batteria, deployment, recupero, lift-and-coast, superclipping, modalità di sorpasso, mappe e chissà quanti altri cazzi elettronici che, probabilmente, fra qualche anno richiederanno una laurea in ingegneria energetica: persino in qualifica può capitare di dover rinunciare ad andare al massimo per recuperare energia! Pazzesco!!
E allora viene da chiedersi: stiamo ancora guardando una corsa automobilistica o una gigantesca equazione con quattro ruote?
Max Verstappen lo aveva capito prima degli altri, ergo già prima dell'arrivo delle nuove monoposto aveva messo in guardia dal rischio di troppo lift-and-coast, troppa gestione dell'energia e troppo poco andare semplicemente al limite: oggi definisce questa F1 “anti-racing” e la paragona, non proprio affettuosamente, a una Formula E dopata! Come non dargli torto?
Perché un tempo guardavi un pilota come Gilles Villeneuve e pensavi: "Questo ha più manico", invece oggi guardi il volante e pensi: "Questo ha impostato meglio la mappa 17?", ed è questa la parte che mi fa rabbia.
Perché Kimi il manico ce l'ha, eccome se ce l'ha! E proprio per questo avrei voluto vederlo combattere in una Formula 1 nella quale potessimo ancora capire, a occhio nudo, chi ha avuto il coraggio di frenare più tardi, cioè una Formula 1 nella quale il campione diventava campione perché aveva più pelo sullo stomaco degli altri e non perché aveva salvato 0,3 megajoule nell'ultimo settore!
Kimi, insomma, merita tutto, è la Formula 1 che, forse, meriterebbe qualcosa di meglio.
E mentre lo guardiamo avviarsi verso un titolo che potrebbe riportare un italiano sul tetto del mondo dopo Alberto Ascari, viene quasi da sorridere pensando all'assurdità della situazione: il ragazzino che dovrebbe rappresentare il ritorno del talento italiano nelle corse rischia di diventare campione del mondo di una disciplina nella quale, prima di chiederti di andare più forte, ti chiedono di non consumare troppa energia, sic!
Forse è questa la vera beffa, insomma Kimi vince, noi siamo felicissimi, ma la Formula 1, quella che amavamo, forse ha già perso da un pezzo!
sabato 12 settembre 2026
A Modena si può dire tutto: basta non dirlo.
A Modena sono diventati talmente bravi a combattere gli stereotipi che ormai ne hanno costruiti di nuovi: infatti quello vecchio diceva che l’uomo è aggressivo e la donna è vittima.
Ma ecco che quello nuovo è molto più raffinato: l’uomo può essere studiato, la donna va protetta anche dagli studi che non ci piacciono!
Così nasce un convegno sull’aggressività femminile e, invece di aspettare che parlino psicologi, giuristi e studiosi, arriva subito il 'plotone d’esecuzione' del politicamente corretto: 'Non importa cosa diranno, importa che non avrebbero dovuto dirlo!'
È una tecnica 'democratica' straordinaria: non devi più confutare un’idea, ma ti basta marchiare chi la esprime; quindi vai col "fuorviante", "pericoloso", "offensivo", "strumentalizzato" e oplà! Il problema è risolto!
Del resto, se un argomento rischia di incrinare una narrazione politicamente comoda, perché mai sottoporlo al dibattito? Molto più semplice stabilire prima che non meriti nemmeno di essere ascoltato: il risultato è esilarante!
Si organizzano convegni sulla libertà, sul dialogo, sulla cultura del confronto e sulla necessità di abbattere i pregiudizi, poi arriva qualcuno con un’idea scomoda e scopriamo che il confronto era previsto, ma solo ed esclusivamente con le 'idee autorizzate'!
E allora, signori miei, lasciateci almeno una certezza: la violenza non ha genere, la libertà di parola, invece, pare di sì! O no?
venerdì 11 settembre 2026
La poltrona resta vuota
Tomaso Tommasi di Vignano ha guidato Hera dal 2002 al 2023: ventun anni, per chi come noi ha seguito l'inceneritore di Modena, è stato il volto, la voce, l'argine di ogni polemica.
Non abbiamo mai condiviso la scelta di quell'impianto, e lo abbiamo disegnato in tutte le salse: era il nostro lavoro, ma era un confronto su un modello industriale, mai una questione personale.
Oggi quella poltrona è vuota, l'uomo non c'è più, epperò l'inceneritore sì: è lì, fuma ancora!
E il fumo, a guardarlo bene, continua a ricordarci le domande che per vent'anni abbiamo fatto e che restano aperte: che aria respiriamo? Che modello vogliamo? E chi paga il conto?
Non è il giorno della battuta facile, è il giorno in cui una storia lunga si chiude, ma il tema no!
Alla famiglia, le condoglianze.
lunedì 7 settembre 2026
Meglio tardi che Kimi
Lo ammetto, sono stato un cagnaccio: per anni ho disegnato la Ferrari, quando vinceva, quando perdeva, quando faceva una figura di merda e quando riusciva miracolosamente a non farla, insomma; Ferrari sempre, Cavallino ovunque, perchè la Ferrari è una fede. Punto.
E nel frattempo, a un pugno di chilometri da Modena, c'era un ragazzino bolognese che correva e vinceva, ovverosia Kimi Antonelli: ma io niente, perché? Perché correva per la Mercedes.
Che, per un vecchio vignettista modenese cresciuto a pane, motori e Cavallini rampanti, evidentemente era una colpa imperdonabile, ma poi oggi Kimi è partito diciannovesimo a Monza e ha vinto...meglio, non semplicemente vinto: è risalito dalla penultima fila fino al primo posto, ha battuto il compagno di squadra Russell e ha riportato un italiano sul gradino più alto di Monza dopo sessant'anni! Sessanta, poiché l'ultimo era stato Ludovico Scarfiotti, nel 1966.
E allora, sì, lo ammetto mi sono commosso e subito dopo mi sono dato del cretino, perché mentre io aspettavo il Cavallino di Hamilton (su Carletto Leclerc, stendiamo un velo pietoso!) , a Modena e dintorni c'era un altro cavallo di razza che stava crescendo, e non era rosso: era bolognese!
La cosa bella, però, è che questa storia non parla soltanto di Kimi, parla di suo padre Marco, di una famiglia che ha accompagnato quel ragazzino fin da quando era piccolo e parla soprattutto di un signore che, quando tutti potevano permettersi di aspettare e vedere, ha deciso di scommettere: Toto Wolff, il team manager della Mercedes, uno che Kimi lo ha guardato negli occhi e deve aver pensato, "ehi, questo ragazzo ha qualcosa!".
E se c'è una cosa che nel mondo dello sport mi commuove più della vittoria, è proprio questa: qualcuno che riconosce un talento prima degli altri e decide di crederci, che è una cosa quasi antica, perché oggi siamo abituati ai talenti certificati, agli algoritmi, ai procuratori, alle statistiche, ai grafici, ai contratti e alle conferenze stampa dove tutti dicono che il futuro è dei giovani.
Wolff, invece, a quanto pare ha semplicemente visto un ragazzo andare forte e ha detto: prendiamolo! Il resto lo ha fatto Kimi.
Oggi a Monza, poi, è successo il miracolo che noi italiani adoriamo e contemporaneamente detestiamo, cioè ha vinto un italiano, ma con con una Mercedes e per qualche ora abbiamo scoperto una cosa sconvolgente: si può essere italiani anche senza avere un Cavallino sul cofano, persino io, che ho provato a disegnare la stella a tre punte, anche se la mia matita si è rifiutata.
"Capo, ci ho provato" mi ha detto "ma mi viene sempre un Cavallino."
Be', cosa volete che vi dica? Forse ha ragione lei, perché vedete, alla fine i motori sono una cosa, il talento è un'altra e oggi quel talento aveva un nome: Kimi.
Quindi sì, caro Kimi, sono arrivato tardi, ma...meglio tardi che Kimi! E prometto che da oggi ti disegno, guarda, anche se guidi una Mercedes anzi, forse proprio per questo: perché oggi, a Monza, non ha vinto una Mercedes, ha vinto un ragazzo italiano e per una volta, cazzo, possiamo essere felici senza chiederci di che colore è la macchina! Vola, ragazzo, vola! perchè penso che un sogno così non ritorni mai più...
domenica 6 settembre 2026
Fondazione Modena. il buco è temporaneo, Tiezzi no!
Eh niente, a Modena funziona così: sparisce più di un milione di euro dei cittadini e qualcuno, invece di dimettersi e sparire, decide di restare!
Il problema, evidentemente, non è la continuità, ma è capire di chi!
I consiglieri comunali Paolo Ballestrazzi e Maria Grazia Modena chiedono conto e dimissioni, la risposta della Fondazione? Cambiare lo Statuto e allungare il mandato!
Perché davanti a un buco di oltre un milione, si sa, la prima cosa da mettere in sicurezza non sono i soldi, è la poltrona.
Del resto, la continuità va garantita: soprattutto quella del presidente, sic!
sabato 5 settembre 2026
La Coppa della Merdagevità
E alla fine il grande traguardo è arrivato: il governo della Madre Cristiana ha battuto il record di longevità: applausi! Cori! Bandierine! Fuochi d’artificio!
Peccato che, a guardare bene il trofeo, dentro non ci sia champagne, in realtà è tutta fuffa, peggio: è tutta merda.
Merda di governo, naturalmente: accise, il carburante sempre più caro, prezzi che salgono, salari che restano al palo, sanità che perde pezzi, industria che arretra, famiglie che fanno i conti con le bollette e lavoratori che fanno i conti con i licenziamenti.
Ma soprattutto c’è quella cosa che la Madre Cristiana continua a sbandierare come una conquista: la stabilità! Stabilità di cosa?
Di un Paese che non cresce abbastanza? Di una produzione industriale che continua a perdere colpi? Di una sanità pubblica sempre più sfiancata? Di una povertà che riguarda milioni di italiani? Della mancata tassazione degli extraprofitti?
E naturalmente stabilità anche in politica estera: fedeli, disciplinati, allineati: Kiev chiama, Roma risponde a suon di dollari e armi; Washington ordina, Roma annuisce come una serva sciocca; Tel Aviv bombarda, Roma trova comunque il modo di non disturbare troppo l'alleato criminale di guerra con tanto di mandato di cattura internazionale...
La sovranità nazionale, quella tanto evocata nei comizi, è finita anch’essa nella coppa, sepolta sotto il resto, perché c'è una curiosa ironia nella celebrazione del governo più longevo: più che un record di velocità, sembra il record mondiale di permanenza sulla poltrona, costi quel che costi: magari anche se vieni sconfitto in un referendum.
Come un'automobile col motore acceso e il cambio in folle.
Il Paese resta fermo, ma il governo continua a festeggiare il fatto di essere ancora lì, e allora sì, complimenti, quattro anni sono tanti, sono abbastanza per capire che la longevità di un governo non dice assolutamente nulla sulla qualità del governo stesso.
perché anche una coda può essere interminabile, anche una paralisi può essere stabile, be': anche la merda può conservarsi a lungo.
La Madre cristiana, invece, ha deciso di trasformare la durata in un trofeo: e così eccola lì la coppa della Longevità, solo che la coppa è piena di merda e dopo quattro anni non è più un governo che galleggia nella merda: è la merda che governa. O no?
giovedì 3 settembre 2026
Ritrovare l'odore delle persone...
C’è qualcosa di commovente, nella politica quando finalmente decide di tornare tra la gente: cioè, dopo aver scoperto che una parte dell’elettorato vota a destra perché ha studiato poco, ecco arrivare il passo successivo; annusarlo!
Stefano Bonaccini aveva aperto la strada spiegandoci che il problema, evidentemente, è anche culturale: chi vota a destra avrebbe studiato meno. Gianni Gargano, sindaco PD di Castelfranco Emilia, è intervenuto per dire: "Io sto con Bonaccini" e fin qui, niente di male anzi, ognuno è libero di stare con chi vuole.
Vede, cari compagni, il problema reale è che, nel tentativo di difenderlo, Gargano e chi come lui, riesce nell’impresa di peggiorare la faccenda! Infatti il sindaco ci spiega perché il centrodestra ha imparato a parlare una lingua semplice, che arriva alle persone, mentre il populismo offre risposte facili a domande difficili e che bisogna tornare nelle periferie, tra gli operai, tra gli imprenditori, accanto a chi lavora e a chi ha bisogno di protezione...insomma, il popolo non è ignorante, ma è soltanto un po’ impaurito, insicuro, suggestionabile e incapace di distinguere una risposta semplice da una risposta giusta.
E qui la perla: naturalmente bisogna "ritrovare l’odore delle persone", ed allora eccoli lì: due dirigenti della cosiddetta sinistra che, finalmente, si mettono alla ricerca dell’elettorato perduto, ergo non più sondaggi, non più analisi, non più gruppi di lavoro: 'fiuto politico'. Té capii? Annusano, annusano il lavoratore, annusano il pensionato, annusano la periferia, annusano quello che una volta votava PCI, poi PDS, poi DS, poi PD e che oggi, magari, non ne può più come il sottoscritto!
E se per caso quello vota a destra? Niente paura, non è necessariamente ignorante, ma probabilmente ha soltanto studiato poco: oppure, più verosibilmente ha studiato abbastanza da capire che qualcuno, da qualche parte, lo sta annusando invece di ascoltarlo!
È questa, forse, la vera tragedia della sinistra contemporanea: ha passato così tanto tempo a interpretare il popolo da dimenticare una cosa elementare, cioè che il popolo non vuole essere interpretato, ma vuole essere preso sul serio!
E magari, prima di spiegargli perché vota male, sarebbe il caso di domandargli: "perché non vota più noi?".
Perché continuare a considerare l’elettore un problema da correggere, un ignorante da educare, una paura da trasformare in speranza o, peggio ancora, un odore da ritrovare, potrebbe produrre un effetto curioso: quello che poi, a ogni elezione, chiamano "inaspettato", ovvero che il popolo che non li vota più!
E allora, cari compagni, continuate pure ad annusare, ma poi non meravigliatevi se qualcuno vota a destra: oppure, più semplicemente, smette di votarvi! Amen.
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