sabato 28 marzo 2026

Cura pubblica, conflitto privato

A Sassuolo il concetto di servizio pubblico ha preso una piega da sport tiro anziché alla fune, al cittadino! Tra AUSL e Comune, il cittadino diventa un 'attrezzo': un braccio tira uno, l’altro braccio l’altro, la flebo da 1,6 milioni scorre più veloce del sangue, mentre i protagonisti sventolano sorrisi rassicuranti e dichiarazioni pompose! Difendere i tuoi interessi? Lavorare per la tua salute? Certo, ma solo finché serve a tenere viva la partita legale, con spese che finiscono nei portafogli pubblici e non in quelli dei contendenti... La morale? Be', la morale è semplice: quando lo Stato gioca contro sé stesso, il cittadino non è paziente, è pedina: e la partita… la paghiamo noi. Così è se vi pare.

venerdì 27 marzo 2026

A Modena funziona così

Funziona così: a Modena non c’è stato un referendum, semmai c’è stata una scalata. Quindi c’è chi ha piantato la bandierina e si gode il panorama, trasformando un “No” in un’investitura personale. Più che un risultato, una vetta: conquistata da uno, rivendicata da tutti. Sotto, c’è chi fino a ieri faceva la guerra e oggi cerca un tavolo, non per vincere, no: ma per restare dentro al giro! E poi, da qualche parte, dovrebbe esserci anche un’opposizione: dovrebbe, sic! Morale: quindi vediamo che, mentre uno festeggia e l’altro tratta, ma (non so voi) il vecchio vignettaro vede che l’unico scontro vero resta quello tra la realtà — bollette, tasse, caro vita — e il (insopportabile) 'teatrino'. Solo che la realtà non vota, non tratta e non applaude, la realtà, come sempre, non risponde nemmeno: al massimo, manda a dire. Fine

giovedì 26 marzo 2026

Ha tolto il disturbo, non il problema

La Pitonessa Daniela Santanchè alla fine se ne va: dopo l’ennesimo tira-e-molla indecente (per motivi che, ovviamente, restano “trasparenti”: sic!), prende le valigie in mano e con il culo dritto finalmente si dimette. E non succede niente, non crolla nulla, anzi: Carlo Nordio è ancora lì, quindi tranquilli è tutto perfettamente stabile. O quasi, eh Giò? Perché il problema non era la poltrona, no: ma quello che la teneva inchiodata, ergo i tacchi restano piantati nello scranno, confitti dentro una parola sola, elastica, immortale: 'rinvio a giudizio'. Una di quelle parole che non finiscono mai, si allungano, si piegano, evaporano: fino a diventare aria. Sopra si cambia faccia, sotto non si muove niente: è la magia della politica italiana, ergo la responsabilità è sempre personale, le conseguenze sempre collettivamente assenti. E così, mentre qualcuno esce di scena “pulito”, il pavimento resta bucato: e noi sotto! Amen

mercoledì 25 marzo 2026

E' democrazia che non si fida più

Non li ha seguiti, li ha fermati. Non è scesa in piazza, li ha fatti tacere. Mentre intorno, ognuno recita la sua parte: chi festeggia, chi si giustifica, chi piange su una riforma che fino a ieri era viva e politica e oggi è già diventata tecnica. E no, non è una vittoria, ma è un atto di sfiducia generale, ergo perché, come succede ogni volta che c’è in ballo la Carta, l’Italia non segue proprio nessuno; si presenta da sola, come si va dal medico quando il dolore è troppo forte. O quando sente puzza di bruciato. I politici esultano, spiegano, reinterpretano, come sempre: parlano sopra e intanto nessuno si muove davvero: nemmeno chi dovrebbe. Giorgia Meloni resta al suo posto, epperò circondata da polemiche, nomi ingombranti e imbarazzi mai risolti, mentre la responsabilità scivola via come sempre verso qualcun altro, altrove, verso nessuno. Ma la verità è più semplice, ed è più scomoda: quando il popolo si muove senza di loro, non è democrazia in festa, è democrazia che non si fida più. Amen.

lunedì 23 marzo 2026

Il 'NO' non assolve...

Ci raccontano bugie ogni giorno: bilanci “fantasia contabile”, pranzi compromettenti, “che avrò fatto mai”...e intanto ci dicono: 'temete la magistratura. è un plotone di esecuzione!' Ma la vera paura dovremmo averla di loro: mascalzoni che giocano coi conti, con le leggi, con le vite, e hanno la presunzione di riscrivere la Carta! Poi, per il vecchio vignettaro (berlingueriano) arriva il 'NO', ergo un 'NO' che non discute, non assolve, ma ricorda, magari schiaffeggia e, perché no? Schiaccia: perchè (non so voi), ma quel 'NO' è un 'peso', ed è reale e, soprattutto non perdona. A prescindere. Spiaze.

sabato 21 marzo 2026

Tagli selezionati

In Italia la giustizia non è cieca, semmai è...bendata male! E così ogni tanto la benda scivola, giusto il tempo di capire chi ha davanti, poi magari torna al suo posto, stretta quanto basta per non vedere troppo: ma nemmeno troppo poco. Nella premiata bisteccheria Andrea Del Mastro Delle Vedove, la riforma si serve così: a tagli, non uguali per tutti, ovviamente. C’è il filetto e c’è lo scarto, c’è chi mangia e chi finisce sul tagliere! E mentre qualcuno brinda nelle sale private, lontano dal banco, il cliente...pardon, il cittadino annusa, chiede, prova a capire se è roba fresca: dal banco arriva la risposta più onesta possibile e non importa com’è la carne, ma importa come la tagli. Domani non scegli una legge: scegli se fidarti del macellaio. Tutto qui.

venerdì 20 marzo 2026

Stia sereno, senatùr: lassù accolgono tutti.

Quando uno cambia la storia, o almeno riesce a spostare gli equilibri politici a forza di rutti, bandiere e rancore, una domanda viene: si sarà accontentato della gloria terrena? Di essere ricordato dai vivi come il gran padre del Nord incazzato? Oppure, nel fondo della sua anima celodurista, Umberto Bossi si sarà sentito qualcosa di più: lo strumento del lato oscuro della Forza, il galoppino provvidenziale di quel vecchio trucco del potere che consiste nel dividere un paese, avvelenarlo, e poi governarlo meglio? Perché Bossi non ha liberato nessuno: ha solo preso il malcontento del Nord, l’ha impastato con folklore, volgarità e disprezzo, e l’ha rivenduto come identità; il solito capolavoro dei servi utili, ergo far litigare i dannati del piano di sotto mentre quelli del piano di sopra contano i soldi! E allora il contrappasso perfetto non è il fuoco eterno, ma l’accoglienza: il senatùr arriva in cielo con la sua faccia da doganiere della Padania, il sigaro spento, la carta igienica tricolore in mano, e al cancello trova San Pietro Nero, che lo invita a entrare con cortesia. Fine della commedia. Una vita passata a vendere frontiere ai gonzi, e sulla soglia dell’eternità scopre che il Paradiso non fa respingimenti: perché il razzismo, come quasi tutte le ideologie da bar, muore dove comincia l’universalità, magari davanti a una chiave tenuta in mano da chi avresti voluto lasciare fuori. Io Bossi me lo immagino così: e, signori miei devo dire, mi piace!