mercoledì 6 maggio 2026
La Biennale della vergogna
Alla Biennale di Venezia c’è un padiglione ai Giardini che non è un padiglione, ma una sorta di compromesso: allora, per essere chiari il padiglione è 'chiuso', ma 'aperto', è presente, ma... assente; si chiama Padiglione Russia.
Lo puoi guardare solo da fuori, attraverso uno schermo, insomma come si guarda un animale pericoloso allo zoo, oppure un malato contagioso attraverso il vetro: scegliete voi la metafora: tanto, personalmente fa schifo uguale.
La Biennale dice: "Rispettiamo la legge", che poi tradotto sarebbe: "Non abbiamo il coraggio di dire né sì né no, quindi facciamo finta che va bene così"!
La Giuria si è dimessa: gesto pulito, peccato che quando ci si lava le mani, il sangue resta sul pavimento!
E l'Europa, sempre lei, minaccia di tagliare i fondi di 2 milioni: perché la cultura, l’arte, a quanto pare, ha un prezzo e ...un padrone, già purtroppo!
Attenzione, perchè tutto ciò non è un boicottaggio e non è neanche censura, è peggio: è ipocrisia in salsa politica, per usare un eufemismo, il capolavoro della vigliaccheria travestita da procedura.
La Biennale 2026 non passerà alla storia non per un’opera, ma per una porta chiusa e per tutti i cialtroni che si sono messi in fila per guardarla da fuori, fingendo di non essere complici.
L’arte doveva graffiare, ma qui da noi le hanno messo la museruola: e il guinzaglio lo tiene la politica.
Che disastro anzi, che vergogna!
lunedì 4 maggio 2026
Alex Zanardi 1996-2026
Alex Zanardi è morto il 1° maggio. E la notizia è questa: ha perso!
Perché per 25 anni quell’uomo ha preso a schiaffi la parola 'impossibile', badate bene: senza gambe ha vinto l’oro, dopo il coma ha sorriso, dopo ogni caduta è ripartito più forte di prima; tranne l'ultima...
Davvero, ci aveva abituati all’idea che non potesse morire, che bastasse la sua testa a tenere in vita il corpo, ma stavolta non ce l’ha fatta e ci lascia orfani di un’illusione: che la volontà basti sempre.
Ma ci lascia anche la prova che un uomo può vivere due vite in una e vincerle entrambe!
Non scrivo 'riposa in pace', Alex, no, perché non riposavi neanche da vivo, invece scrivo: 'grazie, Alex per averci fatto vergognare delle nostre scuse'.
Signori, ora tocca a noi: e senza alibi. Amen
domenica 3 maggio 2026
Valorizzazione
Caro sindaco ti scrivo, così mi distraggo un po', e siccome il Cinema Astra chiude, più forte ti scriverò!
Come? Cosa dice sindaco? Non è una perdita, è una trasformazione? Ah, ecco...
Caro sindaco, guardi, ormai il copione è già collaudato e da mo: spariscono i cinema, poi i bar, poi i negozi...alla fine resta un centro storico perfetto anzi, oserei dire perfettamente vuoto!
Di giorno si fotografa, ma di notte si attraversa in silenzio, come si fa nei posti dove la vita è passata… e ha deciso di non tornare!
Epperò i conti tornano, sempre, vero sindaco? Perché un cinema è un problema: tiene accese le luci, muove persone, crea abitudini, apre le menti insomma., ammettiamolo: tutte cose difficili da gestire, giusto? Molto meglio qualcosa che renda, oppure che prometta di farlo.
E allora la frase giusta, quella che non finisce nei comunicati ma guida le decisioni, è semplice: la cultura non rende (ex ministro Tremonti dixit!), ma lo spazio sì.
Ecco perché si spegne anche l’Astra, non perché sia inutile, ma perché è vivo.
Caro sindaco, vada avanti così, sta costruendo una città impeccabile: ordinata, valorizzata, silenziosa: talmente silenziosa che presto non ci sarà più nessuno a disturbare!
Sipario.
venerdì 1 maggio 2026
1° Maggio: Festa del Lavoro o dei saluti militari?
La vita? Una barzelletta che non fa ridere: ti fai il mazzo per capire come funziona il mondo e poi crepi, probabilmente con un dubbio e un debito. Quindi, cerchiamo di capire, ma senza diventarci matti: il finale è già scritto.
Prendete la Madre Cristiana sul palco. Voce vibrante, crocefisso d'ordinanza e il solito mantra: "Il lavoro è dignità!". Applausi scroscianti dai soliti noti.
Poi, il tocco magico: apre le mani e libera due colombe, ma queste non cacano pace, portano l'elmetto e hanno assegni firmati nel becco.
La prima vola verso Kiev: tre miliardi e mezzo di euro in tre anni. Armi, fondi, quote UE... tutto impacchettato con amore e votato in Parlamento, epperò nel frattempo, 5,7 milioni di italiani fanno i conti con la "Povertà Assoluta": per l'ISTAT sono disperati, per il Governo sono solo decimali che non votano.
La seconda colomba punta Tel Aviv: qui non portiamo bende, ma pezzi di ricambio, quindi radar, software, pezzi di caccia. Dopo il 7 ottobre hanno detto "basta nuove licenze", ma quelle vecchie continuano a volare che è un piacere: perché la pace è come i bonus del governo, cioè selettiva e con un sacco di clausole scritte in piccolo.
E noi? be', noi festeggiamo il Primo Maggio, ergo la festa di chi lavora e resta al verde, e di chi il lavoro lo vede solo col binocolo.
Sul palco strillano che la dignità è un contratto, epperò peccato che il contratto con gli italiani sia scaduto e nessuno abbia voglia di rinnovarlo; quello con i mercanti di morte, invece, è un "open bar" che non finisce mai, ergo liberano colombe blindate e chiamano "solidarietà" il fatto che noi siamo rimasti in mutande.
Buon Primo Maggio quindi a chi è rimasto a terra a guardare i nostri soldi che prendono il volo e mi si permetta un consiglio ai capoccia: per oggi, spegnete i microfoni, poiché il silenzio delle buste paga vuote fa un casino d’inferno; più di qualunque vostra stronzata elettorale.
mercoledì 29 aprile 2026
Nudo è chi guarda
Essendo la libertà una delle pulsioni più suggestive, se ne fa largo uso anche ai livelli più bassi.
A Modena non serve essere nudi per essere esposti: basta capitare nel mirino dello smartphone giusto.
Così la cronaca racconta — ma in realtà accade ogni giorno — che in centro un uomo vaga senza vestiti, in evidente difficoltà: no, non è uno scandalo, è un’emergenza.
Ma nell’epoca giusta, nel telefono giusto, diventa altro: contenuto, esempio e, perché no, bersaglio.
Un filtro, una didascalia, ed ecco che il problema cambia pelle: non è più una persona da aiutare, ma una storia da usare.
Il decoro, quello tanto invocato, funziona così: non copre chi è fragile, copre chi lo guarda.
E mentre l’immagine si sistema, si ripulisce, si rende condivisibile nella gogna mediatica, la realtà resta lì, fuori dall’inquadratura, nuda davvero.
Perché alla fine non è il corpo a fare scandalo, ma lo sguardo: e quello, purtroppo, non si censura.
Amen.
lunedì 27 aprile 2026
Resistenza sempre
Per il vecchio vignettaro berlingueriano, il 25 aprile era semplice: ricordarsi da cosa ci siamo liberati. Punto.
Oggi invece è un corteo dove ognuno porta il suo conflitto: purché sia più nuovo, più spendibile, più urlabile.
La Liberazione? Be', la Liberazione è lì, parcheggiata tra una bandiera e l’altra, come uno slogan fuori produzione: troppo scomoda, troppo complessa, troppo poco utile per le tifoserie.
Ci hanno liberati, certo: così bene che non abbiamo mai smesso di ringraziarli!
E mentre tutti scelgono da che parte stare, resta una domanda fuori dal corteo: non dove stiamo, ma se sappiamo ancora perché. Resistenza, sempre.
sabato 25 aprile 2026
La Liberazione (versione compatibile)
Il 25 aprile è la festa della libertà, quella che tutti difendono, purché non la si usi! Sul palco si celebra la Resistenza, sotto si tollera a malapena chi resiste davvero: chi scrive, chi disturba, chi non chiede permesso. I partigiani avevano i fucili, oggi bastano un matitone e qualche idea sbagliata per diventare un problema.
Nove anni fa è nato un giornale: nessun padrino, nessun padrone; quindi sospetto. Ha fatto una cosa semplice e imperdonabile:
non stare al posto assegnato.
Nel frattempo, la libertà è diventata un oggetto da cerimonia: si espone una volta l’anno, con la fascia tricolore ben stirata,
e poi si rimette via, tra una diffida e una telefonata “amichevole”.
La chiamano informazione responsabile: è quella che non punge, non graffia, non lascia segni, insomma non serve a niente.
Per tutto il resto c’è ancora qualcuno che insiste, scrive, pubblica e rompe, badate bene: non è nostalgia della Resistenza, ma è fastidio presente e, a quanto pare, non è ancora guarito. Spiaze.
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