sabato 24 ottobre 2026

Per Milano, ordine dall'alto

Cinquecento soldati a Milano. no, perché, evidentemente, quando i giovani chiedono futuro, lavoro, pace, sanità e un pianeta abitabile, la prima urgenza è spiegargli chi comanda, o no Presidente Meloni? Sia chiaro: la sicurezza serve, nessuno vuole il caos in centro e i responsabili delle violenze devono risponderne, ma se il giorno dopo parliamo soltanto di vetrine sfondate e teppisti, dimenticando le ragioni per cui la gente è scesa in piazza, allora il gioco è fatto: i vetri rotti diventano il problema, mentre le vite che si rompono ogni giorno restano fuori campo. Eppure, invece di moltiplicare divise e manganelli, qualche risposta concreta avrebbe potuto dare un segnale ben più forte: un salario minimo legale; una tassazione seria degli extraprofitti bancari; il taglio delle accise sui carburanti, promesso in campagna elettorale. Non sono ricette miracolose, né risolverebbero tutto, ma sarebbero provvedimenti da discutere nel merito: non slogan da dimenticare dopo il voto! Perché governare non significa soltanto garantire l'ordine: significa anche affrontare le ragioni del malcontento, sennò si rischia di scambiare il silenzio delle piazze per consenso e la paura per stabilità. E così, mentre i giovani chiedono un futuro, il governo risponde con l'esercito, dalle parole ai fatti, dunque: peccato che i fatti, per ora, indossino la divisa, mentre le promesse elettorali siano ancora disperse in zona Cesarini. O no?

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