domenica 30 agosto 2026

Il vero complotto è pensare che non esista

È complottismo pensare che i media possano essere influenzati dai poteri della finanza? Davvero? Allora dovremmo credere che chi dispone di miliardi non abbia alcun interesse a influenzare ciò che miliardi di persone pensano, comprano, votano e considerano vero: è una favola bellissima! Invece il potere non ha necessariamente bisogno di telefonare al direttore di un giornale per ordinargli cosa scrivere, gli basta controllare, direttamente o indirettamente, risorse, proprietà, pubblicità, accesso alle fonti, relazioni e carriere: il resto lo fanno il conformismo e, spesso, l'autocensura. Così si costruisce il pensiero omologato, come ottant'anni fa, più o meno: alcune cose diventano dicibili, altre sconvenienti, altre ancora semplicemente impensabili! E quando qualcuno osa fare una domanda fuori dal coro? "Complottista!", una parola comodissima perché evita la fatica di rispondere alla domanda. E arriviamo al DIG, il festival del giornalismo investigativo, quello del “dig”, dello scavare alla ricerca della verità: anche qui, bellissimo...epperò peccato che il cane da guardia, stando alle cifre rese pubbliche, mangi in buona parte dalla ciotola del potere pubblico e allora la domanda non è se il cane abbai, la domanda è: morde anche la mano che gli riempie la ciotola? Perché chiedere al pubblico di fidarsi ciecamente dell'indipendenza di chi riceve finanziamenti pubblici non è giornalismo, ma è un atto di fede e, francamente il sottoscritto, alla fede, preferisce ancora una cosa molto più scomoda: le domande! Perché forse il vero complottismo, oggi, non è pensare che il potere abbia interesse a influenzare l'informazione, ma è credere che, avendone il potere, scelga spontaneamente di non farlo!

sabato 29 agosto 2026

Il lupo perde il pelo, ma non il fascio

Si sa, una volta il nostro scovava i positivi casa per casa, mentre oggi, con lo stesso fiuto da segugio, ha individuato una nuova categoria da stanare: quelli che hanno studiato poco e votano a destra! Evidentemente la pandemia è finita, ma la caccia al cittadino sbagliato no! Cambiano i bersagli, cambia la giustificazione, resta l’istinto del cacciatore: oh, del resto, se vuoi tornare a guidare il branco, prima devi pur sempre dimostrare di saperlo fiutare. Il lupo perde il pelo, ma il fascio, evidentemente, no!

mercoledì 26 agosto 2026

La bambina, il bersaglio, la clava

Adesso lo sappiamo: Anna Rosa è morta di difterite! Bene, la scienza ha parlato, ma una domanda rimane, ergo la scienza ha parlato anche delle responsabilità sanitarie? Perché la bambina era stata portata in ospedale e dimessa con una diagnosi di tonsillite: la Procura sta ancora cercando di capire se, nel percorso di cura, qualcosa sia andato storto. Eppure il verdetto mediatico sembra già scritto: non vaccinata = colpevoli i genitori. Poi arrivano i media mainstream : "caccia", "scovare", "nel mirino", "operazione a tappeto", non più bambini, ma bersagli! E qui entra in scena il nostro avvoltoio: IL SISTEMA, che plana sulla piccola bara di Anna Rosa e la brandisce come una clava. "È morta di difterite! Quindi è colpa tua, assassino!" Il sorcio depone un fiore sulla lapide mentre sta piangendo una bambina...ecco il punto. Nessuno sta negando la scienza, ma attenzione: la scienza spiega, non condanna, ed è vero che il vaccino può prevenire e la medicina deve curare, così come la magistratura deve accertare e il giornalismo dovrebbe raccontare. E invece siamo già alla caccia, prima ancora di sapere tutto. Anna Rosa non è una clava, è una bambina e chi usa la sua morte per terrorizzare altre famiglie dovrebbe almeno avere il pudore di dirci a chi serve tutta questa paura?

sabato 22 agosto 2026

Catena di montaggio

C’è un curioso paradosso nella fabbrica degli eroi: più ne produci, più rischi di rendere invisibili quelli veri. Allora prendiamo il bravo giornalista, mettiamolo sotto i riflettori, aggiungiamo una telecamera, un’aureola, qualche battaglia simbolica e il marchio della libertà di stampa: poi basta una bella confezione mediatica, et voilà! Nasce l’eroe. Il problema è che, mentre celebriamo l’eroe nazionale, qualcuno deve pur continuare a fare il mestiere senza aureola, n'est-pas? Già, sono quelli che ogni giorno controllano un appalto comunale, fanno una domanda scomoda a un amministratore, vanno a cercare una delibera, raccontano una storia che non interessa a nessuno finché non diventa troppo imbarazzante per essere ignorata: niente prime serate, niente riflettori, niente di niente, solo giornalismo, quello vero. E qui sta il paradosso: se per difendere la libertà di stampa abbiamo bisogno di trasformare un giornalista in un’icona, finiamo per confondere la libertà con il suo testimonial e quando il testimonial diventa più importante del mestiere, gli altri rischiano di diventare semplicemente comparse. Perché gli eroi, si sa, fanno audience e i giornalisti, quelli veri, invece, fanno domande: e quelle, qualche volta, fanno molto più paura, o no? Ma gli eroi non si costruiscono: infatti si fabbricano! Amen.

mercoledì 19 agosto 2026

La sicurezza, compagno, è una cosa seria

Il motto della Festa dell’Unità quest’anno è "Questo sentimento popolare" e dev’essere proprio un sentimento popolare quello che porta a tagliare il legno sul carrello della spesa, guidare un muletto in infradito e considerare casco, guanti e scarpe antinfortunistiche dettagli trascurabili. Perché la sicurezza sul lavoro è una cosa seria, serissima: almeno finché non comincia la festa. Ecco, a quel punto, evidentemente, basta la formazione e magari un po’ di sentimento popolare! Già...

lunedì 17 agosto 2026

Il bombolone vola in alta quota, il debito pure

C'è sempre un modo per distrarre l'attenzione quando i numeri cominciano a diventare imbarazzanti: basta trovare qualcosa di più appetitoso da mettere in prima pagina! Così, mentre il debito pubblico italiano sfonda quota 3.207 miliardi, noi possiamo tranquillamente discutere del bombolone che vola in alta quota, ma sia chiaro: non serve immaginare oscure regie o complotti, è sufficiente osservare una cosa molto più banale; fateci caso, l'informazione ama ciò che fa spettacolo e fugge da ciò che fa paura, o no? Quindi il bombolone vola, ma il debito vola ancora più in alto: e prima o poi, purtroppo, qualcuno dovrà pure pagare il conto; e noi sappiamo chi.

sabato 15 agosto 2026

Modena è al buoio, ma nessun problema: è Ferragosto, daje...

A Modena i cittadini chiedono spiegazioni perché intere zone sono rimaste al buio. E il sindaco Mezzetti, comprensibilmente preoccupato, ha annunciato che chiederà chiarezza a Hera ed Edison Next e un piano operativo per risolvere il problema, quando? Ovviamente dopo la pausa di Ferragosto, perché si sa: il buio può aspettare, Ferragosto no, ecchediamine! E così, mentre i modenesi cercano i lampioni a tentoni, l'amministrazione può finalmente dedicarsi alla cosa più urgente: capire se sia meglio affrontare l'emergenza prima o dopo la crema solare: del resto, quando una città è al buio, la cosa più importante è avere qualcuno che sappia rimandare l'accensione della luce con grande senso istituzionale! O no?

giovedì 6 agosto 2026

Il Green-Apartheid-pass: cinque anni dopo la memoria è ancora in quarantena

Il 6 agosto 2021 l'Italia scoprì che, per essere cittadini a pieno titolo, serviva un lasciapassare: lo chiamavano Green Pass, ma io lo chiamavo Green-Apartheid Pass. Era il lasciapassare sanitario della Repubblica dei Buoni Cittadini: con il QR code potevi andare al ristorante, al cinema, in palestra, viaggiare e, poco dopo, persino lavorare... insomma, in una parola potevi 'vivere'! Senza QR code, invece, diventavi improvvisamente un problema! Prima il ristorante, poi cinema e teatri, poi i trasporti, poi il lavoro...e poi Super Green Pass, l'obbligo vaccinale...insomma, i principio era semplice e geniale; non ti obblighiamo a fare una determinata cosa, ma ti rendiamo semplicemente la vita impossibile se non la fai! Democrazia? Certo, come nelle migliori Repubbliche delle Banane, epperò con il QR code... E guai a chiamarla discriminazione: era "incentivo"! Guai a parlare di ricatto: era "responsabilità"! Guai a chiedere se una misura tanto invasiva fosse davvero proporzionata: eri "negazionista", "egoista", "untore"..."sorcio"! Il dibattito pubblico venne trasformato in una gigantesca gara a chi riusciva prima a mettere l'etichetta sull'altro. E così milioni di persone finirono classificate non soltanto sulla base delle loro condizioni sanitarie, ma sulla base di un codice che stabiliva dove potevano andare, cosa potevano fare e persino se potevano lavorare. Cinque anni dopo, il problema non è soltanto stabilire chi avesse ragione nel 2021, il problema, semmai è ricordare quanto facilmente abbiamo accettato che diritti e libertà diventassero privilegi condizionati a un'applicazione sul telefonino. Ma soprattutto ricordare una lezione che dovrebbe valere ben oltre il Covid: quando un governo ti dice che una libertà è soltanto temporaneamente sospesa “per il tuo bene”, la domanda non è soltanto quando te la restituirà, la domanda è: chi gli ha dato il diritto di togliertela? Cinque anni dopo, il QR code è sparito, per ora, ma sarebbe un errore cancellare dalla memoria ciò che rappresentò: perché le emergenze finiscono, i precedenti, invece, restano: appunto!

domenica 2 agosto 2026

Ore 10:25

Da 46 anni l’orologio è fermo, ma non per guasto: per rispetto e per ricordarci che certe lancette non si rimettono più in moto. E da 46 anni c’è chi strofina, con lo spazzolone, col detersivo, con le commemorazioni, con le commissioni. Strofina sulla memoria, strofina sulla coscienza, ma le macchie restano, quali? Quelle di sangue delle 85 vittime le ha viste tutti, invece quelle altro tipo... beh, quelle le vedono solo quelli che hanno il coraggio di guardare. Ogni anno lo stesso rito: fiori, discorsi, "mai più" e l’acqua nel secchio diventa sempre più torbida. L’orologio è stanco, suda e ogni 2 agosto ripete la stessa frase, a bassa voce: "Dopo 46 anni... ancora non vengono via". Forse il problema non sono le macchie, forse è che a qualcuno fa comodo che restino lì. "2/8/1980 – 2/8/2026": e siamo ancora alle ore 10.25!