domenica 30 agosto 2026
Il vero complotto è pensare che non esista
È complottismo pensare che i media possano essere influenzati dai poteri della finanza? Davvero?
Allora dovremmo credere che chi dispone di miliardi non abbia alcun interesse a influenzare ciò che miliardi di persone pensano, comprano, votano e considerano vero: è una favola bellissima!
Invece il potere non ha necessariamente bisogno di telefonare al direttore di un giornale per ordinargli cosa scrivere, gli basta controllare, direttamente o indirettamente, risorse, proprietà, pubblicità, accesso alle fonti, relazioni e carriere: il resto lo fanno il conformismo e, spesso, l'autocensura.
Così si costruisce il pensiero omologato, come ottant'anni fa, più o meno: alcune cose diventano dicibili, altre sconvenienti, altre ancora semplicemente impensabili!
E quando qualcuno osa fare una domanda fuori dal coro? "Complottista!", una parola comodissima perché evita la fatica di rispondere alla domanda.
E arriviamo al DIG, il festival del giornalismo investigativo, quello del “dig”, dello scavare alla ricerca della verità: anche qui, bellissimo...epperò peccato che il cane da guardia, stando alle cifre rese pubbliche, mangi in buona parte dalla ciotola del potere pubblico e allora la domanda non è se il cane abbai, la domanda è: morde anche la mano che gli riempie la ciotola?
Perché chiedere al pubblico di fidarsi ciecamente dell'indipendenza di chi riceve finanziamenti pubblici non è giornalismo, ma è un atto di fede e, francamente il sottoscritto, alla fede, preferisce ancora una cosa molto più scomoda: le domande!
Perché forse il vero complottismo, oggi, non è pensare che il potere abbia interesse a influenzare l'informazione, ma è credere che, avendone il potere, scelga spontaneamente di non farlo!
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)

Nessun commento:
Posta un commento