lunedì 20 luglio 2026

Olé!

Il calcio è l'oppio dei popoli: novanta minuti durante i quali un intero Paese dimentica disoccupazione, inflazione e tagli alla sanità, ma la finale di New York ci ha regalato qualcosa di molto più raro di una Coppa del Mondo: un miliardario rimesso al suo posto. Sul podio salgono i campioni della Spagna, ma, come da copione, ecco spuntare anche Donald Trump, imbucato di lusso, accompagnato dal maggiordomo della FIFA, Gianni Infantino, sempre pronto a stendere il tappeto rosso davanti al potente di turno. Perché oggi funziona così: la coppa la vincono i calciatori, ma l'inquadratura appartiene ai miliardari; epperò peccato che, stavolta, il copione si sia inceppato! Qualcuno ha avuto l'impudenza di ricordare a Trump una regola semplicissima: nella foto dei campioni ci stanno solo i campioni; gli altri si spostano. Sembra una banalità, ma in un'epoca in cui politici, imprenditori e cortigiani fanno a gara per lucidare le scarpe al capo più rumoroso del momento, vedere qualcuno che non si piega ha quasi il sapore della rivoluzione. Trump continuerà a minacciare dazi, a distribuire insulti e a comportarsi come il gangster meglio pettinato del pianeta, ma c'è una cosa che non si compra né con i miliardi, nè con il potere: il diritto di trasformare ogni palcoscenico nel proprio salotto! Ieri sera la Spagna ha alzato la Coppa del Mondo, ma il trofeo più bello è stato un altro: ricordare al resto del mondo che davanti al potente di turno non è obbligatorio inginocchiarsi, no proprio (eh, Giorgia?); soprattutto se il potente si comporta da gangster. Olé!

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