martedì 3 marzo 2026
Odore di plastica
Da ragazzo non leggevo Topolino, leggevo Il Male di Vauro e Vincino: ma facevo anche il chierichetto!
Quindi, senza enfasi conosco bene l’odore dell’incenso e quello dell’inchiostro satirico, e so distinguere un mistero da un effetto speciale.
Quando l’ostia consacrata scende dal cielo con traiettoria impeccabile e si posa sulle foglie come un drone liturgico, mentre una suora estrae dal nulla una macchina fotografica a soffietto pronta a immortalare il soprannaturale, il problema non è la fede: è la scenografia.
Il sacro, quando diventa spettacolo, non converte: infantilizza; non interroga, ma addestra!
La fede adulta vive di silenzi, di dubbi, perfino di vertigini e, ahimé (ahinoi!) il miracolo con l’ufficio stampa, invece, vive di applausi.
E in sala, per fortuna, nessuno ha applaudito: forse non perché mancasse la fede, ma perché era impossibile non sentire, sotto l’incenso digitale, un lieve odore di plastica.
Spero si sia capita la metafora, amen.
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