venerdì 17 ottobre 2025
Che deh? Il Vernacolo lo ristampano nemmen pe’ i morti?
Un tempo esisteva un pubblico che cercava la satira: un ceto medio colto, ma popolare che comprava riviste, frequentava edicole, e sapeva leggere tra le righe.
Oggi quel pubblico si è disperso tra social, meme, e umorismo di consumo rapido, risultato? Impoverimento culturalmente e linguistico, poichè la satira presuppone ironia, memoria e spirito critico. Punto.
La sensazione è che di conseguenza il pubblico si è polarizzato e chi fa satira come il sottoscritto, oggi rischia di essere “bollato” come nemico di una parte o dell’altra.
E così anche il Vernacoliere, che ho avuto l'onore di collaborare per svariati anni chiude, ultimo superstite di una specie estinta: il giornale satirico cartaceo italiano.
Non lo ha ucciso la censura, né la politica, ma lo ha ucciso l’indifferenza: quella che si traveste da ironia social, da indignazione istantanea, da like solidale.
Il Vernacoliere di Mario Cardinali muore dopo anni di eroica sopravvivenza, stampato con inchiostro, sudore e parolacce: non aveva padroni, non chiedeva finanziamenti, non cercava la verità; semmai la prendeva a calci nel culo.
Non pagava (è vero!), ma almeno non prendeva ordini da nessuno e oggi è già un lusso rivoluzionario.
Con lui se ne va l’odore dell’inchiostro mischiato alla bestemmia, l’arte della risata sporca, quella che faceva male, ma ammettiamolo, curava l’anima.
Che dire? In Francia hanno Charlie Hebdo, in Italia abbiamo i meme con la faccia di... Crozza: poveri noi!
Il Vernacoliere non era perfetto: era volgare, anarchico, incazzato, ma era vivo! E oggi che è morto e ci accorgiamo che la satira non fa più ridere, perché non fa più paura.
Addio, vecchio bastardo: se l’Italia non ti merita, almeno la Storia ti riderà dietro, come facevi tu con lei.
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