sabato 28 febbraio 2026

Mezzetti ribelle?

A Modena il cambiamento è una pratica controllata. Come le rivoluzioni nei condomìni: si possono fare, purché non si tocchi l’ascensore. Il “duello” tra Massimo Mezzetti e il Partito Democratico, ergo il potere modenese è un gatto grasso: non corre, non si agita, non ha bisogno di mordere, si limita a sollevare un’unghia sotto il mento del suo dissidente di turno e a chiedergli, con voce morbida: “Ci stanno guardando?”. Ogni tanto serve un paladino del cambiamento, ergo serve al sistema per dimostrare di essere vivo, dialettico, persino autocritico. Un sistema davvero immobile rischierebbe di sembrare morto: e nulla spaventa il potere più dell’idea di sembrare morto. Così si mette in scena la ribellione regolata: qualche mattone tolto, uno rimesso, un passo avanti, uno indietro, ma il muro resta in piedi, ma sembra respirare. La domanda non è se Mezzetti sia sincero, ma se la domanda è: può esistere un cambiamento guidato da chi è cresciuto dentro lo stesso recinto che dovrebbe abbattere? A Modena il dissenso non entra dalla finestra, magari suona al citofono e qualcuno gli apre. Forse.

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