giovedì 6 giugno 2013

Giustizia ingiusta


Stefano Cucchi, mio fratello, è morto tre anni e sette mesi fa.
Era un detenuto in attesa di giudizio.
Doveva essere processato di lì ad un mese. E invece è morto, dopo sei giorni, in condizioni terribili tra dolori atroci. E solo come un cane.
Sei giorni di calvario, che qualcuno ha definito una via crucis.
Stava bene mio fratello e si allenava in palestra fino ad un'ora prima del suo arresto, inseguendo il suo sogno di entrare nei pesi minimi della boxe.
Sei giorni dopo era un corpo martoriato, che non mi apparteneva più, quando l'ho visto dietro quella fredda teca di vetro nell'obitorio a piazzale del Verano.
Tre anni e sette mesi di battaglia, lunghissima e dolorosissima.
Noi con il nostro avvocato, contro tutto e tutti. A sfidare i poteri forti.
E a chiedere conto, sapendo di essere nel giusto, per quella morte assurda.
Solo nella speranza di ottenere giustizia per quello che è stato chiaro ai nostri occhi nel momento stesso in cui abbiamo rivisto Stefano.
E che è chiaro a tutti coloro che hanno avuto il coraggio di guardare le foto che mostrano come è stato ridotto un essere umano.

Io non mi arrendo.
Giustizia ingiusta

Ilaria Cucchi

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